Empoli (martedì, 26 agosto 2025) — In seguito all’intervento di Nascosti sulle tariffe dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti, riteniamo necessario fornire chiarimenti approfonditi basati su dati ufficiali e su un’analisi accurata, evitando valutazioni superficiali o influenzate da logiche politiche.
Le cifre richiamate da Nascosti provengono da fonti autorevoli come ISPRA e ARERA, che forniscono una fotografia reale delle condizioni territoriali. Tuttavia, è essenziale sottolineare che tali dati non possono essere interpretati in maniera semplificata: le tariffe di acqua e rifiuti in Italia sono strettamente legate alla morfologia, alla densità abitativa e alle caratteristiche infrastrutturali dei diversi territori. Il nostro Paese è estremamente eterogeneo, con montagne, colline, pianure e aree costiere, ciascuna con esigenze e costi di gestione diversi. Trarre conclusioni generiche senza considerare queste variabili conduce a valutazioni incomplete e spesso errate.
di Alice Grieco
Contrariamente a quanto alcuni potrebbero pensare, le tariffe non sono stabilite dai gestori, né dipendono dal fatto che una società sia pubblica, privata o quotata in borsa. La determinazione delle tariffe è affidata ad ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), che applica criteri oggettivi basati su caratteristiche morfologiche, ambientali e infrastrutturali dei territori serviti. L’illusione secondo cui la quotazione in borsa possa automaticamente ridurre i costi è infondata: i parametri tariffari resterebbero invariati, e con essi le bollette per i cittadini.
Un’analisi di Federconsumatori (2024) evidenzia come le tre città con le bollette dell’acqua più basse per una famiglia tipo di tre persone (150 m³/anno) siano tutte gestite da società in house: Milano (160,13 €), Campobasso (191,18 €) e Napoli (193,64 €). Questi dati dimostrano che, da nord a sud, la gestione pubblica diretta garantisce tariffe contenute senza compromettere la qualità del servizio.
Per quanto riguarda i rifiuti, il caso di Contarina S.p.A., società in house che serve 49 comuni della provincia di Treviso, rappresenta un esempio emblematico. Il rifiuto urbano residuo pro capite registrato è di soli 41 kg/abitante/anno, rispetto a una media regionale veneta di 110 kg/abitante/anno. Questo risultato conferma l’efficacia delle politiche “Zero Waste” adottate da Contarina, che hanno permesso una gestione più efficiente dei rifiuti e costi inferiori per i cittadini. Al contrario, le grandi multiutility quotate mostrano livelli di rifiuto residuo significativamente più elevati, traducendosi in bollette più alte per gli utenti.
Un tema spesso enfatizzato è la necessità di reperire capitali tramite la quotazione in borsa per finanziare investimenti. È fondamentale chiarire che ogni euro investito deve essere ripagato attraverso le tariffe: prestiti bancari, obbligazioni o capitali azionari si traducono comunque in costi a carico dei cittadini. Inoltre, il capitale azionario comporta l’obbligo permanente di distribuire dividendi agli azionisti, un costo aggiuntivo che grava stabilmente sulle bollette.
I dati confermano che la capacità di investimento non dipende dalla quotazione: nel 2021 Acque S.p.A., società pubblica, ha investito 129 €/abitante, superando IREN (+58%), HERA (+135%) e ACEA (+208%). Questi numeri dimostrano come le società pubbliche possano sostenere investimenti significativi senza ricorrere al mercato azionario, a patto che la gestione sia orientata all’efficienza e al controllo pubblico.
Tag: analisi, ARERA, ISPRA, tariffe, tasse Last modified: Agosto 26, 2025




