Empoli (giovedì, 17 settembre 2026) — La drammatica vicenda di Lorena, una donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno dopo essere stata condotta sull’autostrada A1 e fatta precipitare da un viadotto nel territorio di Barberino del Mugello, ha riacceso il dibattito pubblico sulla necessità di rafforzare le strategie di prevenzione della violenza contro le donne. Di particolare rilievo è l’intervento di Franco Isceri, padre della vittima, che ha rivolto un accorato appello alle istituzioni affinché la lotta alla violenza di genere divenga una responsabilità condivisa e sostenuta da interventi concreti e strutturali.
di Alice Grieco
Nel suo messaggio, Isceri si presenta come un padre profondamente segnato dalla perdita della figlia e invita le istituzioni politiche, indipendentemente dagli orientamenti di maggioranza e opposizione, a superare le contrapposizioni partitiche per individuare misure efficaci in grado di prevenire ulteriori tragedie. La sua richiesta si concentra, in particolare, sulla necessità di intervenire precocemente sui fenomeni di violenza e sulle dinamiche culturali e sociali che possono favorirli.
Tra le principali priorità indicate emerge il ruolo dell’educazione. Secondo Isceri, le scuole dovrebbero rappresentare uno degli ambiti fondamentali attraverso cui promuovere una cultura fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sul riconoscimento della libertà individuale. L’educazione alla relazione e alla prevenzione della violenza dovrebbe, pertanto, essere considerata parte integrante di un più ampio progetto sociale volto a contrastare stereotipi, comportamenti abusivi e forme di controllo nelle relazioni affettive.
Parallelamente, il padre di Lorena sottolinea l’importanza di garantire adeguato sostegno ai centri antiviolenza e alle strutture destinate all’accoglienza e alla protezione delle donne in situazioni di pericolo. Tali realtà costituiscono infatti un presidio essenziale per l’emersione della violenza e per l’accompagnamento delle vittime nei percorsi di autonomia e di tutela. A ciò dovrebbe affiancarsi un costante rafforzamento degli strumenti normativi e operativi a disposizione delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei servizi territoriali.
Nel suo intervento, Isceri richiama anche la dimensione personale e familiare della tragedia. Descrivendo Lorena come una giovane donna impegnata nello studio e nel lavoro, con aspirazioni e progetti per il futuro, evidenzia come la violenza omicida non colpisca esclusivamente la vittima, ma produca conseguenze profonde e durature sull’intero nucleo familiare e sulla comunità di riferimento. La perdita di una persona rappresenta, in questa prospettiva, anche la cancellazione di possibilità, relazioni e prospettive che avrebbero potuto svilupparsi nel corso della sua vita.
L’appello del padre si rivolge dunque alla politica nel suo complesso e assume il significato di una richiesta di responsabilità collettiva. L’obiettivo indicato non è soltanto quello di intervenire dopo il verificarsi della violenza, ma soprattutto di sviluppare strumenti capaci di riconoscere tempestivamente i segnali di rischio e di impedire che le situazioni di pericolo giungano a esiti irreversibili.
Alle parole di Isceri ha fatto seguito l’intervento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha espresso pubblicamente solidarietà alla famiglia e ha riconosciuto la necessità di proseguire nell’azione istituzionale contro la violenza di genere. Nel suo intervento, la presidente ha ricordato alcune delle misure adottate nel corso della legislatura, tra cui il rafforzamento delle risorse destinate ai centri antiviolenza e alle case rifugio, il consolidamento del reddito di libertà e il potenziamento degli strumenti previsti dal cosiddetto “Codice rosso”. È stato inoltre richiamato l’intervento legislativo che ha introdotto il femminicidio quale specifica fattispecie di reato.
Al di là della valutazione delle singole politiche adottate, la risposta istituzionale riconosce un elemento centrale sollevato dalla vicenda: l’esistenza di norme e strumenti di tutela, pur rappresentando un presupposto indispensabile, non può essere considerata sufficiente. La persistenza di episodi estremamente gravi di violenza contro le donne rende necessario un processo continuo di verifica, aggiornamento e potenziamento delle politiche pubbliche, con particolare attenzione alla prevenzione e all’individuazione precoce delle situazioni di rischio.
La vicenda di Lorena evidenzia, pertanto, la complessità del fenomeno della violenza di genere e la necessità di un approccio multidimensionale. La risposta non può essere affidata esclusivamente all’intervento penale, ma deve comprendere educazione, prevenzione, sostegno economico e psicologico, protezione delle vittime, formazione degli operatori e adeguata presenza dei servizi sul territorio.
L’appello di Franco Isceri assume in questo quadro un significato che supera la dimensione della tragedia familiare. La richiesta di collaborazione tra le diverse forze politiche richiama la necessità di considerare il contrasto alla violenza contro le donne come una priorità istituzionale e sociale condivisa. La costruzione di una società capace di tutelare concretamente la libertà e l’incolumità delle donne richiede infatti interventi coordinati e continuativi, orientati non soltanto alla repressione dei reati già commessi, ma soprattutto alla prevenzione delle condizioni che possono condurre alla violenza.
La morte di Lorena diviene così, nelle parole del padre, il punto di partenza per una richiesta di cambiamento: investire nella formazione, rafforzare i servizi di protezione, migliorare gli strumenti normativi e promuovere una cultura fondata sul rispetto delle persone e della loro autonomia. È precisamente nella capacità delle istituzioni di intervenire prima che la violenza raggiunga il suo esito più estremo che si misura l’efficacia di una politica realmente orientata alla tutela delle donne e alla prevenzione del femminicidio.
Last modified: Settembre 17, 2026




