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Abbadia San Salvatore, viaggio tra miniere, arte e memoria: Manetti alla scoperta dei luoghi della cultura

Fucecchio (sabato, 3 ottobre 2026) – Un patrimonio che attraversa secoli di storia e racconta l’identità di un’intera comunità. È quello che custodisce Abbadia San Salvatore, protagonista della nuova tappa del viaggio dell’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti nei territori della Toscana.

Un percorso nato per conoscere direttamente musei, biblioteche, teatri e altri presìdi culturali della regione, ma anche per confrontarsi con amministratori e operatori sulle esigenze delle singole realtà e sui progetti da sviluppare.

di Alice Grieco

Ad accompagnare l’assessora nella visita ad Abbadia San Salvatore sono stati il sindaco Niccolò Volpini, l’assessora comunale alla Cultura Francesca Mariottini e il direttore del Museo di Arte Sacra Paolo Castrini.

Il viaggio è iniziato dal Parco Museo Minerario, uno dei principali poli culturali dell’Amiata e realtà inserita nei circuiti museali regionali. Qui la storia della miniera di mercurio, entrata in attività alla fine dell’Ottocento, continua a raccontare una stagione che ha inciso profondamente sulla crescita economica, sociale e urbanistica di Abbadia San Salvatore.

Non soltanto memoria del lavoro, dunque, ma un patrimonio di archeologia industriale che rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più significative della storia recente del territorio. Il museo figura inoltre, secondo la documentazione regionale, tra le realtà museali maggiormente frequentate della provincia di Siena.

«Abbadia San Salvatore racconta in modo straordinario cosa significa cultura diffusa – ha sottolineato Manetti – perché qui la cultura coincide con la storia e con l’identità stessa della comunità. La miniera ha accompagnato lo sviluppo di questo territorio tra Ottocento e Novecento e oggi il Parco Museo Minerario ne mantiene viva la memoria, insieme a un patrimonio di archeologia industriale che merita di essere recuperato e valorizzato».

Dalla storia industriale a quella medievale, la visita è proseguita all’Abbazia del Santissimo Salvatore, uno dei luoghi più rappresentativi del Monte Amiata. La tradizione ne riconduce la fondazione al re longobardo Ratchis, mentre il periodo di maggiore sviluppo del complesso si colloca tra il X e il XII secolo.

Tra gli ambienti più suggestivi figura la cripta, caratterizzata da trentadue colonne. Alla storia dell’abbazia è legato anche il Codex Amiatinus, la più antica copia manoscritta completa della Bibbia latina giunta fino a noi. Il codice fu custodito ad Abbadia San Salvatore per quasi mille anni ed è oggi conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.

Il percorso dell’assessora ha fatto tappa anche al Museo di Arte Sacra, dove sono raccolte testimonianze legate alla storia religiosa e artistica dell’abbazia e dell’intero territorio amiatino.

A completare la giornata, la visita al Cinema Teatro Amiata, costruito nel 1930 durante la fase di espansione economica e demografica legata all’attività mineraria. Oggi la struttura fa parte del circuito di Fondazione Toscana Spettacolo e continua a rappresentare uno dei punti di riferimento della programmazione culturale dell’area.

Per il teatro è inoltre in preparazione un progetto destinato a partecipare al bando regionale dedicato alle strutture teatrali, che prevede interventi sugli arredi.

«Accanto alla miniera ci sono luoghi di eccezionale valore come l’Abbazia, legata alla storia del Codex Amiatinus, il Museo di Arte Sacra e il Cinema Teatro Amiata – ha aggiunto Manetti –. Presìdi diversi, ma uniti dalla capacità di raccontare il territorio e di continuare a farlo vivere».

Una tappa che restituisce così le diverse anime di Abbadia San Salvatore: quella mineraria e operaia, quella religiosa e medievale e quella legata allo spettacolo e alla vita culturale contemporanea. Un patrimonio diffuso che, nelle intenzioni della Regione, deve diventare sempre più occasione di partecipazione e sviluppo per le comunità locali.

«È proprio questo il senso del nostro viaggio nella Toscana della cultura diffusa – ha concluso Manetti –: partire dai luoghi, ascoltare chi li cura ogni giorno e lavorare insieme perché il patrimonio culturale sia sempre più un elemento di crescita, partecipazione e vitalità delle comunità».

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Last modified: Ottobre 3, 2026
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