Empoli (sabato, 12 luglio 2025) — Nelle ultime settimane, il quartiere compreso tra via Masini, via Busoni, via Rossini e via Puccini è diventato teatro di un crescente fermento civico. Decine di residenti, riunitisi sotto il nome di “Gruppo spontaneo contro il degrado di via Masini”, hanno espresso con forza le proprie preoccupazioni in merito alla realizzazione del progetto “Stazione di Posta”, promosso dalla Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa in collaborazione con realtà del terzo settore e soggetti ecclesiastici.
di Alice Grieco
Il gruppo, che si definisce apartitico e composto da “centinaia di famiglie”, denuncia un progressivo abbandono del quartiere da parte delle istituzioni e richiama l’attenzione sul peggioramento delle condizioni di sicurezza e decoro urbano. L’area, situata nelle immediate vicinanze del centro storico, secondo quanto riportato dai cittadini, sarebbe da tempo afflitta da episodi ricorrenti di degrado, con segnalazioni che spaziano da atti vandalici a vere e proprie risse, fino alla presenza di rifiuti, escrementi e animali infestanti.
Al centro delle recenti preoccupazioni si colloca dunque il progetto “Stazione di Posta”, presentato ufficialmente lo scorso 30 aprile. L’iniziativa, che rientra in un più ampio piano di contrasto alla marginalità sociale e sostenuto da fondi del PNRR per un importo pari a 770.000 euro, prevede la creazione di un centro servizi per persone senza dimora, in condizione di povertà estrema o a rischio di esclusione. I locali individuati per la realizzazione dell’opera sono quelli di proprietà dell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, in via Puccini, e della parrocchia di San Giovanni Evangelista.
Il centro sarà strutturato per offrire un sistema di accoglienza multiprofessionale, volto a garantire l’accesso all’anagrafe per i senza fissa dimora, l’orientamento socio-sanitario, la distribuzione di indumenti e generi di prima necessità, l’uso di bagni e docce, nonché la possibilità di consumare un pasto caldo.
Tuttavia, nonostante le finalità solidali ampiamente riconosciute, una parte della cittadinanza ha sollevato perplessità riguardo alla localizzazione dell’intervento. “Nessuno contesta l’importanza di iniziative a sostegno dei più fragili – spiega un portavoce del gruppo – ma riteniamo che la zona individuata non sia adeguata a sostenere questo tipo di struttura, che rischia di accentuare criticità già esistenti”.
Il malcontento è aumentato anche per la percezione di una scarsa trasparenza e partecipazione: “Abbiamo saputo del progetto solo di recente, e in maniera quasi casuale – riferisce un altro residente –. Sul sito istituzionale del Comune è stato pubblicato solo da poco, nonostante sia in fase di progettazione da circa due anni. Questo ha alimentato un senso di esclusione e diffidenza”.
A seguito delle crescenti preoccupazioni, una delegazione del gruppo ha chiesto e ottenuto un incontro con il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, e con l’assessore alle politiche sociali, Nedo Mennuti. Durante il confronto, l’Amministrazione ha chiarito che il Comune non è promotore diretto del progetto, sebbene lo supporti istituzionalmente. I principali soggetti attuatori restano infatti la Società della Salute, la Misericordia di Empoli, l’Opera della Divina Provvidenza e la parrocchia locale.
Ciononostante, i cittadini chiedono che proprio il Comune svolga un ruolo di garante, affinché vengano assicurati standard minimi di sicurezza, igiene e vivibilità per l’intero quartiere. “Non siamo contro nessuno – tengono a precisare – ma chiediamo una sorveglianza continua, anche tramite vigilanza privata, e interventi strutturali per contrastare l’abbandono urbano. Ci sono bambini che hanno paura a uscire di casa dopo le dieci di sera, e la situazione non può essere ignorata”.
Alcuni membri del gruppo hanno auspicato che il progetto possa essere riposizionato in un’area meno densamente abitata: “Una struttura di questo tipo ha bisogno di spazi adeguati e di un contesto urbano che possa reggere l’impatto. Farlo sorgere in un quartiere residenziale già fragile potrebbe compromettere ulteriormente l’equilibrio sociale del territorio”.
Nonostante le divergenze, i cittadini non contestano il valore etico dell’iniziativa: “Il nostro è un appello alla responsabilità condivisa. Siamo cittadini, non estremisti. Chiediamo solo che la solidarietà non venga vissuta come imposizione, ma come scelta consapevole che tenga conto del tessuto urbano e sociale in cui si inserisce”.
Il dibattito rimane aperto e promette di rimanere al centro dell’agenda politica cittadina, in un delicato equilibrio tra inclusione e sicurezza, accoglienza e vivibilità. Un confronto che sollecita, ancora una volta, la necessità di progettare politiche sociali partecipate, trasparenti e capaci di tutelare i diritti di tutti: di chi accoglie e di chi viene accolto.
Tag: società della salute, via masini Last modified: Luglio 12, 2025




