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Gaza in fuga: le storie dei bambini e delle famiglie salvate dalle missioni MedEvac di Nicola Petrucci

Empoli (sabato, 27 settembre 2025) — Nei suoi occhi si legge il dolore di intere famiglie, di bambini e adulti, di genitori e figli costretti a fuggire dall’orrore quotidiano della guerra. Sono storie che raccontano la tragedia della Striscia di Gaza e che Nicola Petrucci, infermiere toscano di 39 anni e coordinatore delle evacuazioni MedEvac, ha scelto di condividere, per restituire voce a chi spesso resta invisibile.

di Alice Grieco

Tra i tanti racconti che Petrucci porta con sé, emerge quello di un padre palestinese conosciuto durante il viaggio che ha portato i suoi due figli in Italia. Il più piccolo aveva schegge conficcate negli arti inferiori, mentre l’altro aveva subito l’amputazione di una gamba. La loro meta era una sola: ricevere cure mediche adeguate. “Quel padre mi ha raccontato della sua numerosa famiglia – ricorda Petrucci – un giorno l’esercito israeliano ordinò a tutti di trasferirsi in un casolare definito ‘sicuro’. Così sicuro da essere bombardato. I soli a salvarsi furono i due bambini, che in quel momento giocavano in cortile, il padre e alcuni parenti uomini impegnati altrove”.

Nicola Petrucci, infermiere del 118 presso la centrale di Pistoia-Empoli e sindacalista NurSind, da oltre un anno coordina le missioni MedEvac all’estero. Ha partecipato a due missioni come infermiere-coordinatore, accompagnando pazienti feriti o gravemente malati fuori dalla zona di conflitto. “Durante la prima missione, nell’agosto del 2024, accoglievamo persone malate ma non direttamente colpite dalla guerra: pazienti che altrimenti non avrebbero avuto accesso a cure adeguate. Persone terrorizzate, che portavano con sé solo ciò che avevano potuto salvare. Nelle missioni successive, invece, abbiamo trasportato bambini feriti da azioni belliche, privi di bagagli e di ricordi. Non dimenticherò mai quel genitore salito a bordo con un unico sacchetto di carta contenente panini e acqua, un porta foto con i documenti della famiglia e pochi spiccioli”.

“Queste storie segnano profondamente – riflette Petrucci – e hanno un impatto mille volte più potente di qualunque reportage televisivo. Siamo orgogliosi di poter dare il nostro piccolo contributo, salvando vite a bordo dei nostri aerei. Tuttavia, resta l’amarezza di sapere che si tratta di una goccia nel mare della sofferenza di un intero popolo”.

Anche il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, sottolinea l’importanza di queste missioni. “Siamo fieri dei colleghi che mettono a disposizione la loro professionalità per operazioni umanitarie – afferma il segretario regionale Giampaolo Giannoni – da tre secoli, gli infermieri affrontano le conseguenze barbare della guerra: bambini feriti, famiglie distrutte, genitori segnati da traumi indicibili. Quello che stiamo vedendo nella Striscia di Gaza dimostra che la realtà è drammaticamente lontana da ciò che speravamo di aver lasciato alle spalle. L’indignazione, la rabbia e lo sconforto per l’immobilismo internazionale davanti a un genocidio inaccettabile sono evidenti. Per questo chiediamo con forza un cessate il fuoco immediato. La Regione deve attivarsi senza indugio, così come già fatto per i rifugiati ucraini, offrendo percorsi e progetti per ospitare e garantire cure mediche ai palestinesi”.

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Last modified: Settembre 27, 2025
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