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La fame globale e il paradosso delle spese militari: verso una cultura di pace e sovranità alimentare

Empoli (sabato, 18 ottobre 2025) — Contrastare la fame nel mondo è possibile, ma richiede scelte politiche ed economiche coraggiose. Secondo recenti analisi, basterebbe che i sette paesi più potenti del pianeta riducessero del 2,9% la loro spesa militare per garantire un’alimentazione sufficiente a tutte le persone prive di accesso regolare al cibo. Nel 2025, infatti, quasi un miliardo di esseri umani continua a soffrire la fame, nonostante la capacità produttiva globale sia ampiamente sufficiente a nutrire l’intera popolazione.

di Alice Grieco

Il rapporto tra risorse militari e sicurezza alimentare è soltanto uno degli aspetti paradossali del nostro modello economico. Secondo i dati di Oxfam, nel 2022 la spesa militare mondiale ha superato i 2.200 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, lo spreco alimentare globale – in gran parte durante le fasi di distribuzione e consumo – raggiunge circa un miliardo e trecento milioni di tonnellate all’anno, con un costo economico stimato intorno a un trilione di dollari.

Questi numeri evidenziano le contraddizioni di un sistema economico che considera il cibo come una merce qualsiasi, con conseguenze profonde: eccedenze produttive, spreco, scarto e speculazione. La produzione alimentare moderna si fonda su pratiche industriali intensive: uso massiccio di combustibili fossili, fertilizzanti e pesticidi chimici, meccanizzazione avanzata e brevetti sementieri che incentivano le monocolture. La concentrazione su poche varietà vegetali e razze animali, unita a una progressiva omologazione dei gusti, genera un sistema alimentare ingiusto e profondamente impattante sull’ambiente.

Il peso ecologico del settore agroalimentare è significativo: si stima che il sistema alimentare globale contribuisca a circa un terzo delle emissioni mondiali di gas serra. Accanto alla crisi climatica, emergono anche tragici risvolti geopolitici: il cibo viene spesso utilizzato come strumento strategico per controllare, affamare o decimare intere popolazioni, trasformando la nutrizione in un’arma di guerra.

In questo contesto, appare chiaro che l’umanità deve ripensare il rapporto tra vita e alimentazione. Il cibo non è un semplice bene economico, ma un elemento fondamentale per la preservazione della vita, della biodiversità e degli ecosistemi. Tuttavia, nella società contemporanea, il principio della vita è frequentemente subordinato al profitto.

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione, promossa dalle Nazioni Unite, offre un’occasione per riflettere sulla necessità di sovranità alimentare, etica nella gestione del cibo e tutela della biodiversità. Significa riconoscere a ogni popolo il diritto a un’alimentazione adeguata e sostenibile, promuovere politiche agricole responsabili e prevenire che il cibo entri nelle logiche speculative e belliche.

Per Slow Food, questa visione si traduce in un principio chiaro: il cibo deve essere buono, pulito e giusto, accessibile a tutte e tutti, in un quadro di equità, sostenibilità e pace. Solo così l’alimentazione può tornare a essere un diritto universale e un elemento fondante della vita stessa.

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Last modified: Ottobre 18, 2025
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