Scritto da 5:56 am Empoli, Attualità

Peste suina africana in Toscana: diffusione dell’epidemia e criticità nelle strategie di contenimento

Empoli (domenica, 30 agosto 2026) — Dall’inizio del 2026, la Toscana si configura come la regione italiana maggiormente interessata dalla diffusione della peste suina africana (PSA) tra i cinghiali, con 638 casi di positività registrati. L’evoluzione dell’emergenza ha alimentato il confronto politico e istituzionale sulle modalità di gestione dell’epidemia. In questo contesto, ANCI e Regione Toscana stanno lavorando alla definizione di una strategia condivisa da applicare a livello comunale, mentre dai rappresentanti regionali e parlamentari di Fratelli d’Italia provengono critiche rivolte alla gestione dell’emergenza da parte della Regione.

di Alice Grieco

Secondo il consigliere regionale Alessandro Capecchi e la deputata Irene Gori, l’incremento dei casi evidenzierebbe una risposta istituzionale non sufficientemente tempestiva ed efficace. I due esponenti sostengono, in particolare, la necessità di rafforzare le attività di depopolamento dei cinghiali, ritenendole uno degli strumenti fondamentali per limitare la progressione dell’infezione. A loro giudizio, le iniziative di carattere informativo e le indicazioni comportamentali, pur rappresentando strumenti utili sotto il profilo della prevenzione, non sarebbero da sole sufficienti a contrastare l’espansione della malattia.

Le critiche riguardano anche l’organizzazione della risposta sanitaria regionale. Capecchi e Gori contestano i tempi con cui sarebbero state istituite le strutture di coordinamento dell’emergenza, evidenziando la nomina del commissario regionale, avvenuta il 17 luglio, e giudicando inadeguata la composizione iniziale della cabina di regia, successivamente modificata. Secondo questa ricostruzione, l’adozione di misure strutturate di prevenzione e gestione sarebbe avvenuta con ritardo rispetto all’evoluzione epidemiologica.

Un ulteriore elemento di criticità viene individuato nella carenza di personale veterinario e nelle conseguenze del nuovo piano faunistico-venatorio regionale. Gli esponenti di Fratelli d’Italia ritengono infatti che il coinvolgimento dei cacciatori possa assumere un ruolo rilevante nelle attività di controllo della popolazione dei cinghiali e, più in generale, nella gestione dell’equilibrio degli ecosistemi territoriali. La questione viene pertanto ricondotta non soltanto alla dimensione sanitaria, ma anche alla gestione integrata delle aree rurali e della fauna selvatica.

L’epidemia, secondo quanto riportato, avrebbe avuto origine in Toscana attraverso il territorio della provincia di Massa-Carrara, per poi estendersi alle province di Lucca e Pistoia. La diffusione del virus avrebbe inoltre interessato due allevamenti, situati rispettivamente nei comuni di Comano e San Marcello Piteglio. Sebbene la PSA non costituisca una patologia trasmissibile all’uomo, la presenza umana può contribuire alla propagazione indiretta dell’agente patogeno. Il virus, infatti, può essere trasferito attraverso materiali e superfici contaminati, comprese le calzature, rendendo particolarmente rilevanti le misure di biosicurezza.

La progressione dell’epidemia rappresenta, di conseguenza, una potenziale minaccia per il comparto suinicolo regionale, il cui valore economico viene stimato nell’ordine di centinaia di milioni di euro. La gestione della PSA richiede pertanto un approccio multidimensionale, nel quale le attività di sorveglianza e controllo sanitario devono essere integrate con interventi di gestione della fauna selvatica, rimozione delle carcasse, prevenzione della diffusione del virus e rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti.

Le contestazioni di Capecchi e Gori si inseriscono inoltre in un percorso politico avviato, secondo quanto da loro dichiarato, già nel 2022, quando Fratelli d’Italia avrebbe sollecitato la Regione Toscana ad adottare interventi coerenti con le indicazioni formulate dal commissario nazionale per la PSA. Il quadro di riferimento è costituito dalle disposizioni elaborate a livello nazionale e inserite in una strategia coordinata con gli indirizzi europei.

Particolare rilievo assume, in questo quadro, il nuovo Piano strategico operativo del Commissario straordinario nazionale alla Peste Suina Africana, adottato mediante l’Ordinanza n. 7/2026. Il documento individua una serie di misure finalizzate al rafforzamento della sorveglianza epidemiologica e alla riduzione della presenza dei cinghiali nelle aree maggiormente esposte al rischio. Tra gli interventi previsti rientrano una programmazione differenziata sulla base del livello di rischio, il potenziamento delle attività di monitoraggio, il depopolamento, la tempestiva rimozione delle carcasse e il rafforzamento delle procedure di biosicurezza.

Secondo la posizione espressa dagli esponenti di Fratelli d’Italia, l’applicazione concreta di tali disposizioni in Toscana risulterebbe ancora insufficiente. La situazione epidemiologica regionale evidenzia quindi la necessità di una risposta coordinata tra istituzioni sanitarie, amministrazioni locali e soggetti impegnati nella gestione del territorio. In tale prospettiva, il contenimento della PSA appare strettamente connesso alla capacità di integrare prevenzione, sorveglianza, gestione della fauna selvatica e tutela della filiera zootecnica, attraverso interventi proporzionati all’evoluzione del rischio epidemiologico.

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Last modified: Agosto 30, 2026
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