Empoli (martedì, 29 settembre 2026) — Il caldo eccezionale dell’estate ha messo alla prova anche il sistema delle donazioni di sangue. Mentre in diverse regioni italiane le scorte hanno raggiunto livelli critici, la Toscana è riuscita a garantire il fabbisogno degli ospedali senza ricorrere al supporto di altri territori.
A sostenere il sistema sono stati gli oltre 115mila donatori toscani, insieme al coordinamento tra servizi trasfusionali, aziende sanitarie e associazioni di volontariato. Un’organizzazione che ha consentito di affrontare anche i mesi tradizionalmente più difficili per la raccolta.
di Alice Grieco
«È un risultato che ci rende orgogliosi e che nasce dalla generosità dei toscani, dall’organizzazione del sistema sanitario e dalla collaborazione con il volontariato», sottolinea il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
I numeri fotografano una situazione migliore rispetto alle previsioni. Per il 2026 la Toscana ha programmato la raccolta di 161.500 unità di globuli rossi. Tra gennaio e luglio ne sono state raccolte 98.571, vale a dire 3.770 in più rispetto alle attese per lo stesso periodo.
L’incremento è del 4% rispetto alla programmazione e del 2,8% nel confronto con i primi sette mesi del 2025. Un dato che assume maggiore rilievo se confrontato con l’andamento nazionale, dove nello stesso periodo la produzione registra una flessione dell’1,2%.
A contribuire alla tenuta delle scorte, tuttavia, non è stato soltanto l’aumento della raccolta. Nei primi sette mesi dell’anno gli ospedali toscani hanno ridotto del 10% il numero di globuli rossi trasfusi. Una diminuzione che, secondo la Regione, non è legata a un rallentamento dell’attività sanitaria, ma a una gestione più appropriata delle trasfusioni.
Dietro questi risultati c’è un lavoro che coinvolge l’intera rete sanitaria: dalla programmazione degli interventi chirurgici alla gestione delle scorte, fino alla possibilità di compensare eventuali carenze tra le diverse aziende sanitarie.
«Un uso più appropriato del sangue significa migliorare la qualità delle cure, offrire benefici ai pazienti e rendere il sistema più solido e resiliente», osserva l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni. Proprio questa organizzazione, aggiunge, ha permesso alla Toscana di attraversare l’estate con scorte sufficienti nonostante la fisiologica diminuzione delle donazioni.
Superata la fase più difficile dell’estate, l’attenzione resta comunque alta. L’inizio di settembre ha fatto emergere nuove criticità e l’appello è rivolto sia ai donatori abituali sia a chi non ha mai donato.
L’obiettivo non è soltanto rispondere alle emergenze, ma consolidare una cultura della donazione distribuita durante tutto l’anno. Un’esigenza resa ancora più urgente dal progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori.
«Servono nuovi donatori», ribadiscono Giani e Monni. Il ricambio generazionale è infatti uno degli elementi decisivi per garantire nel tempo l’autosufficienza del sistema trasfusionale.
Coinvolgere i più giovani, secondo l’assessora, significa anche promuovere una forma concreta di responsabilità collettiva: dedicare parte del proprio tempo e una risorsa personale a chi, per curarsi, dipende dalla disponibilità di sangue.
Accanto alla raccolta di sangue intero, rimane centrale quella del plasma. Per il 2026 la Toscana ha programmato 68mila chilogrammi, necessari anche alla produzione di medicinali plasmaderivati.
La raccolta ha registrato un lieve rallentamento durante i mesi più complessi, quando parte delle risorse è stata concentrata sulle donazioni di sangue. Il plasma resta però indispensabile per ottenere farmaci utilizzati nel trattamento di numerose patologie. Tra questi figurano anche le immunoglobuline, che in alcune condizioni cliniche rappresentano terapie salvavita.
Per donare sangue occorre avere almeno 18 anni, essere in buone condizioni di salute e possedere i requisiti previsti per la donazione. L’età massima è generalmente fissata a 70 anni, mentre peso, condizioni cliniche e stile di vita vengono valutati dal personale sanitario.
Alcune patologie o terapie farmacologiche possono impedire la donazione. In altri casi, come dopo determinati viaggi, interventi o particolari condizioni sanitarie, può essere prevista soltanto una sospensione temporanea.
In linea generale è possibile effettuare una donazione di sangue intero a distanza di almeno tre mesi dalla precedente. Per le donne in età fertile il limite è di due donazioni all’anno.
Per iniziare è possibile rivolgersi ai servizi trasfusionali presenti negli ospedali toscani oppure alle associazioni di volontariato attive sul territorio.
I principali gruppi sanguigni sono quattro: A, B, AB e 0. A questa classificazione si aggiunge il fattore Rh, positivo o negativo, determinato dalla presenza di uno specifico antigene sulla superficie dei globuli rossi.
Nelle trasfusioni di globuli rossi, il gruppo 0 Rh negativo viene comunemente considerato il donatore universale, perché può essere utilizzato, fatte salve specifiche valutazioni cliniche, anche per pazienti appartenenti ad altri gruppi. Chi possiede sangue 0 negativo, invece, può ricevere globuli rossi soltanto dello stesso gruppo.
La situazione opposta riguarda il gruppo AB Rh positivo, i cui appartenenti possono generalmente ricevere globuli rossi da tutti i gruppi sanguigni.
La compatibilità resta comunque una valutazione sanitaria: prima di ogni trasfusione vengono effettuati gli accertamenti necessari per garantire la sicurezza del paziente.
Con settembre e il ritorno alla piena attività ospedaliera, la sfida per la Toscana è dunque trasformare la buona tenuta dei mesi estivi in una disponibilità stabile durante tutto l’anno. Un equilibrio che dipende dall’organizzazione della rete sanitaria, ma soprattutto dalla continuità delle donazioni.
Last modified: Settembre 29, 2026




