Firenze (mercoledì, 7 ottobre 2026) — A sessant’anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 travolse Firenze, il ricordo della tragedia torna al centro del dibattito sulla sicurezza del territorio. Ma la memoria, oggi, deve soprattutto trasformarsi in prevenzione, attraverso interventi capaci di ridurre il rischio idraulico e rafforzare la risposta alle emergenze.
di Alice Grieco
È il messaggio lanciato dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, intervenuto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio al convegno “Rischio idraulico e protezione civile. L’evoluzione della pianificazione dal 1966 a oggi nella Città di Firenze”, promosso dal Comune in vista del sessantesimo anniversario dell’alluvione.
«Alla vigilia dei sessant’anni dall’alluvione di Firenze la memoria di quella tragedia deve tradursi in una sempre maggiore capacità di prevenzione e di intervento sul territorio – ha sottolineato Giani –. Proprio per questo noi, come Regione, e il Comune di Firenze consideriamo la difesa del suolo materia centrale nella programmazione e realizzazione delle opere pubbliche».
Il presidente ha richiamato i numeri della piena del 1966 per evidenziare la portata del rischio con cui Firenze dovette confrontarsi. Quel 4 novembre l’Arno arrivò a una portata di circa 4.300 metri cubi d’acqua al secondo, mentre sotto le arcate del Ponte Vecchio ne potevano transitare circa 2.500.
Una sproporzione che, a distanza di sei decenni, resta un punto di riferimento nella pianificazione degli interventi per la sicurezza idraulica del bacino. In questa direzione si inserisce il programma di opere di laminazione che la Regione sta realizzando lungo l’Arno, in particolare nel Valdarno, con l’obiettivo di trattenere parte dell’acqua durante le piene e alleggerire la pressione sul corso del fiume verso Firenze.
Tra gli interventi già completati figura la cassa di espansione di Restone, con una capacità di circa 3,3 milioni di metri cubi. A questa si aggiungeranno le opere attualmente in corso sulla sponda sinistra, destinate a garantire altri 5 milioni di metri cubi di capacità.
Un ruolo centrale sarà svolto anche dalla cassa di espansione di Prulli, progettata per accogliere circa 7 milioni di metri cubi d’acqua e accompagnata dalla costruzione di un nuovo argine lungo 12 chilometri.
Secondo le previsioni illustrate dal presidente, il completamento degli interventi consentirà di raggiungere nel Valdarno una capacità complessiva di laminazione di circa 15 milioni di metri cubi nell’arco del prossimo anno o, al massimo, entro un anno e mezzo.
«Sono opere d’ingegneria fondamentali – ha spiegato Giani – che aumentano la capacità di tenuta del sistema dell’Arno».
Il sistema di difesa non si limita però agli interventi attualmente in costruzione. Giani ha ricordato anche le infrastrutture già operative lungo il bacino, a partire dalla cassa di Roffia, nel territorio di San Miniato, capace di contenere circa 5 milioni di metri cubi, e dallo scolmatore dell’Arno a Pisa, che può deviare fino a 500 metri cubi d’acqua al secondo.
Opere che, secondo il presidente, hanno mostrato la loro importanza anche durante l’emergenza del marzo 2025, contribuendo alla gestione delle piene e alla riduzione del rischio lungo il bacino.
Accanto alle infrastrutture, resta centrale l’organizzazione della Protezione civile. Il modello toscano, ha evidenziato Giani, punta sul coordinamento tra amministrazioni pubbliche, vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontariato, costruendo una rete in grado di intervenire nelle diverse fasi dell’emergenza.
«Il nostro modello di protezione civile si basa su una straordinaria capacità di integrazione tra istituzioni, vigili del fuoco, forze dell’ordine e il mondo del volontariato. Una rete coordinata che rappresenta un esempio di grande valore», ha affermato.
Il percorso di prevenzione coinvolgerà direttamente anche il centro storico di Firenze. Nelle prossime settimane è infatti prevista un’esercitazione pubblica dedicata al montaggio delle nuove paratie di protezione lungo l’Arno, realizzate grazie alle risorse del Pnrr.
Un test operativo che accompagnerà Firenze verso il sessantesimo anniversario dell’alluvione, legando il ricordo del 1966 alle misure messe in campo oggi per affrontare un rischio che continua a rappresentare una delle principali sfide per la sicurezza della città e dell’intero bacino dell’Arno.
Last modified: Ottobre 7, 2026




