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Aborto farmacologico, la Toscana aggiorna il protocollo: il misoprostolo potrà essere assunto a casa

Empoli (mercoledì, 7 ottobre 2026) — La Toscana si prepara ad aggiornare le modalità di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. Il nuovo protocollo regionale è ormai in fase di definizione e introduce, tra le principali novità, la possibilità di assumere a domicilio il misoprostolo, il secondo farmaco previsto dalla procedura, quando le condizioni cliniche della paziente lo consentono.

di Alice Grieco

Il percorso continuerà comunque a prendere avvio all’interno delle strutture sanitarie, dove sarà somministrato il primo farmaco e saranno effettuate le necessarie valutazioni mediche. Solo successivamente, nei casi ritenuti appropriati dai professionisti sanitari, la seconda fase del trattamento potrà svolgersi a casa.

L’aggiornamento punta inoltre a rendere omogenee le procedure nelle diverse aree della Toscana. Tra gli interventi previsti figura infatti l’adozione di una modulistica unica, così da uniformare il percorso assistenziale e superare eventuali differenze organizzative tra i territori.

La revisione del protocollo si inserisce in un percorso avviato dalla Regione ormai da oltre vent’anni. Nel 2005 la Toscana fu tra le prime realtà italiane a organizzare l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico. Negli anni successivi il servizio è stato progressivamente rimodulato, prima attraverso il ricorso al day hospital e poi, dal 2020, con l’introduzione del regime ambulatoriale e un maggiore coinvolgimento dei consultori. Un modello che aveva anticipato alcune delle indicazioni successivamente formulate a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità e dal Consiglio superiore di sanità.

La possibilità di assumere il misoprostolo al proprio domicilio rappresenta ora un ulteriore passaggio nell’organizzazione del servizio. La definizione delle nuove modalità ha richiesto un confronto tra gli aspetti normativi e amministrativi e quelli legati alla sicurezza e all’appropriatezza clinica.

Il principio alla base del nuovo protocollo resta quello della continuità assistenziale prevista nell’ambito della legge 194 del 1978. La presa in carico dovrà accompagnare la donna durante tutte le fasi: dal primo colloquio e dalle informazioni necessarie per una scelta consapevole alla valutazione medica, fino alla somministrazione dei farmaci, all’assistenza durante il trattamento e al successivo controllo clinico.

«In questo modo salvaguardiamo tutti i diritti riconosciuti dalla legge e garantiamo le condizioni di sicurezza clinica necessarie lungo l’intero percorso assistenziale», sottolinea l’assessora regionale alla Sanità e alle Politiche sociali Monia Monni.

Per l’assessora, l’applicazione della legge 194 passa anche dalla capacità del sistema sanitario di offrire servizi accessibili e omogenei nelle diverse aree della regione. «Garantire l’effettiva applicazione della legge 194 significa assicurare alle donne non solo un diritto riconosciuto dall’ordinamento, ma anche servizi accessibili, appropriati, uniformi sul territorio e clinicamente sicuri. La Toscana ha sempre affrontato questo tema con responsabilità, attenzione alla qualità delle cure e rispetto dell’autodeterminazione delle donne».

Monni ha infine ringraziato il consigliere regionale Iacopo Melio per l’impegno portato avanti sul tema.

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Last modified: Ottobre 7, 2026
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