Empoli (mercoledì, 16 luglio 2025) — Nell’ambito del progetto culturale Empoli Nostra – Storie, è tornata una delle rubriche più significative dedicate alla memoria collettiva e all’identità storica dell’Empolese Valdelsa. Ideata e curata da Paolo Pianigiani, studioso e divulgatore appassionato di storia locale, nonché fondatore dell’omonimo gruppo Facebook, la rubrica ha preso nuova vita grazie alla sinergia con Radio Lady e Gonews.it. Il format si propone come uno spazio di approfondimento storico-narrativo, volto a riportare alla luce episodi, personaggi e testimonianze dimenticate o trascurate, attraverso una narrazione attenta, documentata e profondamente umanizzata.
di Alice Grieco
La puntata andata in onda il 9 luglio 2025 ha rappresentato un momento particolarmente significativo all’interno del percorso intrapreso dal progetto. Protagonista della narrazione è stato un frammento pittorico di grande rilevanza storico-artistica, attribuito a Masolino da Panicale, uno dei maestri del primo Rinascimento. L’affresco, rimasto per secoli celato alla vista all’interno della chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani a Empoli, è stato riscoperto grazie a una fortuita combinazione di intuizione, studio e volontà di restituire valore al patrimonio artistico del territorio.
La vicenda ha inizio nel 1943, quando Don Giulio Lorini, allora parroco della chiesa, decise di intraprendere un’opera di abbellimento dell’edificio in previsione della visita dell’arcivescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, prevista per il 26 dicembre dello stesso anno. Una visita, tuttavia, mai avvenuta a causa del bombardamento che colpì la stazione ferroviaria e le zone limitrofe di Empoli proprio in quel periodo.
Guidato da fonti documentarie che attestavano la presenza di opere di Masolino all’interno dell’edificio sacro, Don Lorini si rivolse a Ugo Procacci, massimo esperto di arte toscana del tempo. Fu proprio Procacci a individuare un frammento parietale di eccezionale interesse nel transetto destro della chiesa: un gruppo di giovani figure femminili rivolte a un personaggio centrale mutilo, privo del volto e della parte sinistra del corpo. “Questo è sicuramente un Masolino – avrebbe affermato Procacci con stupore – ma non ho idea di cosa si tratti.”
L’analisi della scena si è rivelata fin da subito complessa: la figura centrale indossa un mantello di vaio, pelliccia preziosa ricavata dallo scoiattolo omonimo, un tempo riservata a sovrani e dignitari ecclesiastici. Come ha spiegato Paolo Pianigiani durante la trasmissione, il vaio era un simbolo di potere e autorevolezza, spesso utilizzato nella rappresentazione di santi, giuristi o figure regali.
Negli anni successivi, precisamente nel 1947, lo storico dell’arte Mario Salmi avanzò una prima ipotesi identificativa, suggerendo che l’affresco raffigurasse Sant’Ivo e i pupilli, tema iconografico raro ma non inedito. Tuttavia, nel 2024, in occasione di una mostra monografica dedicata a Masolino, un giovane ricercatore, Francesco Suppa, ha proposto una lettura radicalmente nuova del dipinto: secondo lui, la figura centrale non rappresenterebbe Sant’Ivo – tradizionalmente raffigurato con pergamene o codici giuridici – bensì un altro personaggio, forse legato alla Candelora, ovvero alla Presentazione al Tempio, suggerita dalla presenza di un bastone che potrebbe essere interpretato come cero liturgico.
Ulteriori elementi di svolta sono emersi durante il recente restauro, affidato alla cura e alla competenza della restauratrice Lidia Cinelli. L’utilizzo di tecniche di imaging agli ultravioletti ha permesso di rilevare dettagli iconografici prima invisibili, tra cui una bandiera che sovrasta il gruppo femminile rappresentato. Questo dettaglio, interpretato in chiave simbolica, ha condotto gli studiosi a una nuova attribuzione del soggetto: non più Sant’Ivo, ma Sant’Orsola e le 11.000 vergini.
Secondo la tradizione agiografica, Sant’Orsola fu una principessa cristiana che, nel ritorno da un pellegrinaggio a Roma, venne uccisa insieme al suo seguito a Colonia, durante un’incursione degli Unni. Il racconto, pur velato da elementi leggendari, ebbe vasta diffusione nella devozione medievale e rinascimentale, dando origine a numerose rappresentazioni artistiche, tra cui – ora è possibile affermarlo con maggiore certezza – anche questa di Masolino nella chiesa empolese.
La riscoperta e l’identificazione dell’affresco di Sant’Orsola e le 11.000 vergini costituiscono non solo un contributo prezioso alla conoscenza dell’attività pittorica di Masolino da Panicale nella Toscana centrale, ma anche un’importante tappa nel più ampio processo di recupero della memoria storica e artistica del territorio. Questo evento dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale la collaborazione tra studiosi, istituzioni culturali e appassionati del patrimonio locale per riportare alla luce i tasselli di una storia collettiva troppo spesso dimenticata.
Tag: affresco celato, chiesa agostiniani, masolino Last modified: Luglio 16, 2025




