Empoli (giovedì, 18 dicembre 2025) — L’esercizio fisico può diventare molto più di un semplice consiglio di benessere: per chi ha affrontato un intervento chirurgico a seguito di un tumore del colon-retto, rappresenta oggi una vera opportunità terapeutica. Su questa base, all’ospedale San Giuseppe di Empoli ha preso avvio, nel novembre scorso, un progetto sperimentale in ambito oncologico che integra l’attività motoria strutturata nel percorso di cura dei pazienti operati, con l’intento di rendere concreti e applicabili i risultati emersi dalla ricerca scientifica internazionale.
di Alice Grieco
L’iniziativa trae origine da un ampio studio condotto in Canada dall’Università di Alberta, che ha seguito per oltre un decennio centinaia di pazienti sottoposti a chirurgia e successiva chemioterapia adiuvante. La ricerca ha messo a confronto un gruppo inserito in un programma continuativo di attività fisica con un altro che aveva ricevuto esclusivamente indicazioni iniziali sullo stile di vita. I dati hanno evidenziato un miglioramento significativo della sopravvivenza e una riduzione delle recidive nei pazienti che avevano praticato esercizio in modo regolare e controllato, senza un aumento di complicanze. Secondo gli studiosi, il beneficio è legato alle risposte biologiche positive attivate dal movimento.
Da queste evidenze è nato il progetto sviluppato a Empoli, sotto il coordinamento della dottoressa Francesca Martella, direttrice dell’Oncologia medica. Il percorso è rivolto a donne e uomini operati per tumore del colon e trattati successivamente con chemioterapia preventiva. L’intero iter è seguito dal Gruppo oncologico multidisciplinare dei tumori gastrointestinali, che si occupa di selezionare i pazienti idonei, accompagnarli nel percorso e monitorarne l’andamento nel tempo.
La struttura del progetto è stata pensata per rispondere anche alle necessità delle persone più fragili o con più patologie associate. Per questo è stato introdotto uno strumento di valutazione delle comorbidità, utile a definire fin dall’inizio il livello di impegno fisico sostenibile. I casi più complessi vengono valutati dai medici fisiatri, che stabiliscono se e come personalizzare il programma di esercizio in base alle condizioni cliniche e funzionali del singolo paziente.
Un ruolo centrale è svolto dai fisioterapisti, che effettuano una valutazione motoria individuale e costruiscono un piano di attività su misura. Il percorso prevede controlli periodici, sia in presenza sia a distanza, distribuiti lungo un arco temporale di tre anni. Questi momenti di verifica permettono di monitorare i progressi, individuare eventuali difficoltà e, se necessario, indirizzare il paziente a ulteriori approfondimenti clinici. Le valutazioni fisioterapiche si integrano con i controlli oncologici, favorendo una presa in carico globale della persona.
«Le evidenze scientifiche indicano chiaramente che l’attività fisica, dopo la chemioterapia, può diventare parte integrante del trattamento nei pazienti operati per tumore del colon», spiega la dottoressa Martella. «Il nostro obiettivo è trasformare queste conoscenze in proposte realistiche, compatibili con la vita quotidiana e con le condizioni di ciascuno. Per questo abbiamo avviato il progetto in modo graduale, con l’intenzione di estenderlo progressivamente a tutti i pazienti idonei».
Il valore di questa iniziativa emerge con forza se si considera l’impatto del tumore del colon-retto sulla popolazione. Si tratta di una delle neoplasie più frequenti, soprattutto dopo i 50 anni, ma in aumento anche nelle fasce di età più giovani. In Italia, il numero di persone che convivono con questa diagnosi è molto elevato e continua a crescere.
In questo contesto, la prevenzione resta un pilastro fondamentale. Il tumore del colon-retto ha spesso un’evoluzione lenta e i programmi di screening consentono di individuarlo in fase precoce, migliorando sensibilmente le possibilità di cura. Nonostante ciò, l’adesione agli screening gratuiti rimane inferiore ai livelli auspicabili, anche se in alcune aree, come quella empolese, si registrano risultati migliori rispetto alla media.
Il progetto avviato a Empoli si inserisce dunque in una visione moderna dell’assistenza oncologica, che affianca alle terapie consolidate interventi non farmacologici supportati da solide basi scientifiche. Un modello che punta sulla collaborazione tra diverse figure professionali, sulla continuità tra ospedale e territorio e sull’accompagnamento della persona nel lungo periodo, offrendo strumenti concreti per affrontare con maggiore forza e consapevolezza il percorso di cura.
Last modified: Dicembre 18, 2025




