Empoli (martedì, 7 ottobre 2025) — La vicenda della Multiutility continua a far discutere. Se a Firenze il progetto viene riconosciuto come un’operazione di respiro finanziario, a Empoli si cerca di raccontarlo come un percorso “di casa”. Secondo il Comitato referendario Trasparenza per Empoli, però, la narrazione locale sarebbe fuorviante: nessuna delibera comunale è in grado di bloccare la futura quotazione in Borsa.
di Alice Grieco
Il gruppo promotore del referendum comunale del 9 novembre ricorda che la legge già prevedeva un passaggio obbligato in Consiglio comunale prima che il sindaco esprimesse il voto in assemblea dei soci di Alia. Dunque, spiegano, non c’è stata alcuna novità concreta. Inoltre, la promessa della maggioranza di votare contro l’ingresso in Borsa viene definita “una promessa sul nulla”: la stessa Alia ha chiarito ufficialmente che non si parlerà di quotazione prima del 2029.
Il Comitato segnala però un elemento cruciale: il 23 ottobre scorso la sindaca di Empoli ha già espresso in Alia un voto favorevole alla linea ereditata dall’amministrazione Barnini, confermando lo statuto e gli indirizzi che includono la preparazione alla quotazione. “È quello il passaggio che ha dato il via libera al percorso – spiegano – e se davvero si volesse fermarlo, servirebbe un impegno vincolante a opporsi a ogni atto preliminare, non solo a quello conclusivo. Ma questo impegno non c’è”.
Anche un eventuale voto contrario di Empoli, ricordano dal Comitato, non basterebbe comunque: Firenze e Prato detengono insieme la maggioranza assoluta delle quote (56%) e sarebbero in grado di decidere da sole. Da qui la richiesta di abrogare la delibera oggetto del referendum, così da permettere a Empoli di valutare un’uscita al momento della quotazione ed eventualmente avviare forme di gestione in house, sotto diretto controllo pubblico.
Un altro punto critico riguarda il tema del “controllo dei Comuni”. Secondo il Comitato, le carte parlano chiaro: l’Autorità Antitrust ha già certificato che Firenze avrà un ruolo esclusivo nella governance, riducendo di fatto a zero il peso degli altri municipi. E la stessa Alia, in un documento inviato al Comune di Firenze, ha ammesso che nessun ente socio – diverso dal capoluogo – può esercitare un’influenza determinante nelle decisioni più rilevanti.
Per i promotori del referendum, dunque, “l’atto presentato come una vittoria politica non cambia la sostanza: il percorso verso la quotazione resta confermato, i Comuni hanno perso la capacità di incidere e nel frattempo i cittadini vedono crescere le bollette, mentre i sindaci continuano a incassare dividendi sempre più consistenti”.
Da qui l’appello: “Il referendum non è una questione formale o procedurale, ma l’unico strumento per restituire a Empoli la possibilità di scegliere come gestire i propri servizi essenziali, senza subire decisioni prese altrove”.
Last modified: Ottobre 7, 2025




