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Da San Pantaleo a Lucca, memoria e territorio al centro della Summer School sul Terzo settore

Pisa (domenica, 27 settembre 2026) — Da San Pantaleo a Lucca, passando per Leonardo, la memoria dei luoghi e una storia costruita negli anni attraverso associazionismo e partecipazione. L’esperienza vinciana è stata tra le protagoniste della prima sessione della terza giornata della Summer School “Orizzonti del Terzo settore”, ospitata il 12 settembre al Complesso di San Micheletto, a Lucca.

di Alice Grieco

Al centro dell’incontro il progetto Carciofarte, promosso dall’Associazione SETE AIR insieme alle realtà attive sul territorio e al Comitato Noi per San Pantaleo. L’iniziativa è stata presentata come un caso significativo nel percorso dedicato alla rigenerazione urbana e sociale, tema che attraversa la sesta edizione della Summer School, quest’anno incentrata sugli “Immobili dinamici”.

Promossa da Cesvot e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con il Centro di Ricerca Maria Eletta Martini, la Summer School riunisce venti rappresentanti degli enti del Terzo settore toscano con l’obiettivo di approfondire il ruolo che il patrimonio immobiliare può assumere nei processi di sviluppo delle comunità.

Il punto di partenza è il recupero degli spazi inutilizzati o sottoutilizzati, ma la riflessione va oltre la semplice riqualificazione materiale degli edifici. L’obiettivo è comprendere come questi luoghi possano tornare a vivere, diventando occasioni di incontro, partecipazione, innovazione e crescita sociale.

È in questa prospettiva che l’esperienza di San Pantaleo ha assunto un valore particolare. La storia dei comitati popolari, il presidio di Carciofarte, inaugurato lo scorso anno, e il lavoro delle associazioni locali raccontano infatti un modello nel quale la rigenerazione di uno spazio procede insieme alla riscoperta della sua identità.

Non si tratta, quindi, soltanto di recuperare un immobile o un borgo, ma di restituire alla comunità un patrimonio di storie, relazioni e tradizioni. A San Pantaleo la rigenerazione parte proprio dalla memoria: conoscere i luoghi, ricostruirne le vicende, valorizzarne le peculiarità e trasformare ciò che appartiene al passato in una risorsa per il futuro.

In questo racconto trova spazio anche la figura di Leonardo da Vinci, letta non soltanto attraverso la dimensione universale del suo genio, ma nel rapporto con il territorio nel quale trascorse gli anni dell’infanzia. Vinci non è soltanto Leonardo: sono anche i luoghi, le persone, le tradizioni e quella cultura materiale che, generazione dopo generazione, ha contribuito a costruire l’identità della comunità.

Una chiave di lettura che invita a osservare il territorio oltre i suoi monumenti e i suoi personaggi più celebri, riportando al centro un patrimonio diffuso fatto di memorie, saperi, relazioni e consuetudini.

La presentazione dell’esperienza è stata affidata al professor Luca Gori, della Scuola Superiore Sant’Anna e direttore scientifico del Centro di Ricerca Maria Eletta Martini, con la conduzione di Andrea Maestrelli. Sono intervenuti Nicola Baronti, Camilla Boldrini, Lorenzo Micheli, Chiara Torrigiani, Sara Giotti e Massimo Maestrelli, offrendo differenti prospettive sul percorso sviluppato a San Pantaleo.

Tra i temi affrontati anche quello delle risorse necessarie per garantire continuità alle iniziative. Una delle sfide è infatti trasformare la capacità di mobilitazione delle comunità locali in progetti strutturati e sostenibili nel tempo, in grado di rappresentare un’opportunità concreta non soltanto per Vinci, ma per un territorio più ampio.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre presentata la prossima edizione de “La Via di Caterina, sulle orme di Leonardo fanciullo”, in programma il 18 ottobre 2026. Il trekking teatralizzato da Vinci a San Pantaleo rappresenta una delle iniziative attraverso le quali, in vent’anni di attività, sono stati sviluppati percorsi di valorizzazione e rigenerazione nell’area del Vincio.

Un progetto che intreccia storia, arte e cultura e che parte dal patrimonio di conoscenze e dal saper fare delle generazioni che hanno abitato questi luoghi. È all’interno dello stesso percorso che è stata riscoperta anche una delle espressioni più semplici della tradizione locale: il carciofo.

Prodotto legato alla cultura contadina e alla convivialità, il carciofo è diventato nel tempo qualcosa di più di un elemento della produzione agricola: un simbolo capace di raccontare appartenenza, socialità e memoria. Da prodotto della terra, dunque, a emblema di un progetto di comunità.

È questo il messaggio portato da San Pantaleo alla Summer School di Lucca: la rigenerazione di un territorio non può esaurirsi nel recupero materiale di un edificio o di un borgo. Perché un luogo torni davvero a vivere è necessario recuperare anche ciò che racconta, le persone che lo hanno attraversato e i legami che lo hanno costruito.

Memoria, identità e partecipazione diventano così strumenti di sviluppo e occasioni per immaginare nuove prospettive. Ed è proprio su questa direzione che continua a muoversi l’esperienza di Carciofarte.

«San Pantaleo, con Carciofarte e con la rete di persone e associazioni che negli anni ha continuato a investire sul territorio, prova a dimostrare che anche da un piccolo presidio locale può nascere un progetto capace di guardare lontano», ha sottolineato nel suo intervento il presidente di SETE AIR, Andrea Maestrelli.

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Last modified: Settembre 27, 2026
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