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Lettera aperta della Rete Antifascista Montespertoli all’Amministrazione comunale

Montespertoli (sabato, 22 agosto 2026) — La Rete Antifascista Montespertoli ritiene necessario rivolgere all’Amministrazione comunale una riflessione pubblica sulla questione palestinese e sul ruolo che anche le istituzioni locali possono e devono assumere di fronte alla gravissima situazione determinatasi nei Territori Palestinesi Occupati.

«Ma parlate sempre e soltanto di Palestina? Esistono anche altre questioni di cui occuparsi».

di Alice Grieco

La Rete Antifascista Montespertoli riconosce che esistono numerose emergenze, locali e internazionali, che meritano attenzione. Ciò non significa, tuttavia, che la questione palestinese possa essere considerata una parentesi della politica internazionale o un tema da relegare ai margini del dibattito pubblico quando diminuisce l’attenzione dei mezzi di informazione.

Continuare a parlarne significa contrastare l’indifferenza, promuovere informazione e confronto e contribuire, per quanto possibile, a un’analisi della realtà che non sia subordinata a una narrazione univoca o esclusivamente securitaria. Significa, soprattutto, riaffermare che il diritto internazionale, la tutela della popolazione civile e il diritto all’autodeterminazione dei popoli non possono essere principi selettivi, applicati soltanto quando risultano politicamente convenienti.

La Rete Antifascista Montespertoli considera pertanto necessario mantenere alta l’attenzione su quanto accade a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, nonché sulle responsabilità politiche e istituzionali che accompagnano una crisi ormai divenuta strutturale.

La situazione nella Striscia di Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati rappresenta una delle più gravi crisi umanitarie e politiche del nostro tempo. L’enorme numero di vittime civili, la presenza di un numero elevatissimo di minori tra le persone uccise e ferite, la distruzione di abitazioni e infrastrutture essenziali, il collasso del sistema sanitario, la compromissione dell’accesso all’acqua e ai beni di prima necessità e le difficoltà nell’ingresso e nella distribuzione degli aiuti umanitari costituiscono elementi che non possono essere ricondotti esclusivamente alla categoria generica di «guerra».

La definizione degli eventi è divenuta essa stessa oggetto di un confronto politico e giuridico di enorme rilevanza. Termini quali occupazione, segregazione, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio non possono essere espunti dal dibattito pubblico semplicemente perché politicamente scomodi. Devono essere sottoposti all’analisi degli organismi giudiziari competenti, degli organismi internazionali, della ricerca scientifica e della documentazione disponibile.

È in questo quadro che la Rete Antifascista Montespertoli ritiene legittimo e necessario discutere anche della qualificazione di genocidio, quando tale definizione viene sostenuta da specifiche analisi giuridiche, accademiche e istituzionali.

La Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 definisce il genocidio attraverso una serie di atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Tra questi rientrano l’uccisione di membri del gruppo, la produzione di gravi danni fisici o mentali e la deliberata sottoposizione del gruppo a condizioni di vita destinate a determinarne la distruzione fisica, totale o parziale.

La qualificazione giuridica definitiva dei fatti spetta naturalmente alle autorità giudiziarie competenti. Ciò non può tuttavia diventare un argomento per impedire alla società civile, alla ricerca e alle istituzioni democratiche di discutere pubblicamente delle possibili responsabilità e delle categorie giuridiche pertinenti.

La portata delle distruzioni, il numero delle vittime civili e le condizioni materiali nelle quali versa la popolazione palestinese impongono una riflessione che non può essere neutralizzata attraverso una rappresentazione esclusivamente militare o securitaria del conflitto.

La situazione di Gaza non può inoltre essere separata da quanto accade in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

L’espansione degli insediamenti israeliani, le espropriazioni, le demolizioni, le restrizioni alla mobilità e le violenze esercitate contro la popolazione palestinese costituiscono elementi strutturali di una realtà di occupazione che la comunità internazionale discute da decenni senza essere riuscita a porvi fine.

La Rete Antifascista Montespertoli ritiene pertanto necessario che il dibattito pubblico affronti la questione palestinese nella sua complessità storica e politica, evitando di ridurre la situazione agli avvenimenti del 7 ottobre 2023 e alle successive operazioni militari.

Il conflitto attuale si inserisce infatti all’interno di una storia molto più lunga, caratterizzata da espulsioni, espropriazioni, occupazione militare, colonizzazione territoriale e negazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

La posizione della Rete Antifascista Montespertoli non nasce da un rifiuto del diritto alla sicurezza della popolazione israeliana e non comporta alcuna giustificazione degli attacchi contro civili, compresi quelli perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023.

La tutela della vita e della dignità dei civili deve valere sempre e per tutti.

Condannare gli attacchi contro la popolazione civile israeliana, così come chiedere l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi, non può tuttavia tradursi nell’accettazione automatica di qualsiasi successiva operazione militare.

Allo stesso modo, riconoscere il diritto di Israele alla sicurezza non può significare legittimare indefinitamente l’occupazione, l’espansione degli insediamenti, la punizione collettiva o la sistematica limitazione dei diritti della popolazione palestinese.

Una posizione realmente universalista deve essere capace di sostenere contemporaneamente la sicurezza e la dignità dei civili israeliani e il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e alla piena tutela dei propri diritti fondamentali.

Il diritto internazionale, per essere realmente tale, deve essere universale.

La Rete Antifascista Montespertoli considera insufficiente una politica istituzionale fondata esclusivamente sul generico richiamo alla «pace» e al «dialogo».

Pace e dialogo sono obiettivi condivisibili. Ma, privati di un’analisi delle cause e delle responsabilità, rischiano di trasformarsi in formule prive di contenuto politico.

Una pace autentica non può prescindere dalla giustizia.

Non può ignorare l’occupazione.

Non può eludere la questione degli insediamenti.

Non può rimuovere la violazione del diritto internazionale.

Non può ignorare le condizioni materiali nelle quali vive la popolazione palestinese.

Non può infine prescindere dal riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

La pace non può essere concepita soltanto come cessazione delle ostilità. Deve comprendere il riconoscimento dei diritti, la tutela della popolazione civile, l’accertamento delle responsabilità, il rispetto del diritto internazionale e la costruzione delle condizioni politiche necessarie affinché entrambi i popoli possano vivere in condizioni di libertà, sicurezza e dignità.

È alla luce di queste considerazioni che la Rete Antifascista Montespertoli si rivolge all’Amministrazione comunale.

Nel settembre 2025 il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno di adesione alla campagna «Enti Territoriali per la Palestina». La Rete considera tale atto significativo e potenzialmente importante per la costruzione di una posizione istituzionale più consapevole.

Ritiene tuttavia che oggi sia necessario compiere un ulteriore passo.

Nella dichiarazione collegata all’ordine del giorno, così come nelle iniziative successivamente promosse o patrocinate dall’Amministrazione, è prevalso il richiamo al dialogo, alla pace e alla responsabilità delle diverse parti, evitando una condanna politica esplicita delle responsabilità dello Stato di Israele.

La Rete Antifascista Montespertoli comprende il valore istituzionale del linguaggio della mediazione, ma ritiene che, in determinate circostanze, la ricerca della pace richieda precisamente di individuare le responsabilità e di assumere una posizione politica dalla parte del diritto.

Una neutralità che omette di riconoscere l’esistenza di rapporti di forza profondamente asimmetrici rischia infatti di trasformarsi in una neutralità soltanto apparente.

Per questa ragione, la Rete chiede all’Amministrazione comunale di Montespertoli di assumere una posizione più chiara e coerente con i principi costituzionali, con la difesa dei diritti umani e con il ruolo civile che anche un ente locale può esercitare.

La Rete Antifascista Montespertoli è consapevole che un Comune non dispone degli strumenti di politica estera propri dello Stato. Ciò non significa, tuttavia, che esso debba rimanere estraneo alle grandi questioni che investono i diritti fondamentali.

Un’amministrazione locale può rappresentare le istanze della propria comunità presso le istituzioni sovraordinate.

Può promuovere informazione e formazione.

Può costruire reti con altri enti locali.

Può sostenere iniziative di solidarietà.

Può favorire il confronto con le comunità palestinesi presenti sul territorio.

Può promuovere gemellaggi e progetti di cooperazione decentrata.

Può approvare mozioni e ordini del giorno.

Può rivolgere appelli al Governo e al Parlamento.

Può, soprattutto, contribuire a sottrarre la questione palestinese alla logica dell’emergenza mediatica e restituirle la profondità storica, politica e giuridica che merita.

La Rete ha inoltre appreso con interesse dell’intenzione dell’Amministrazione di avviare le procedure per un gemellaggio con un Comune dei Territori Palestinesi. Considera positivamente tale prospettiva e manifesta la propria disponibilità a collaborare alla realizzazione di un progetto concreto di scambio, conoscenza e cooperazione.

La Rete Antifascista Montespertoli chiede inoltre che il Comune promuova e moltiplichi gli spazi pubblici di confronto sulla questione israelo-palestinese.

Occorre creare occasioni nelle quali possano essere ascoltate voci differenti: studiosi, giornalisti, operatori umanitari, rappresentanti della società civile, cittadini palestinesi residenti sul territorio, associazioni, giuristi e testimoni diretti.

Informare non significa imporre una narrazione.

Significa mettere la cittadinanza nelle condizioni di conoscere la storia, comprendere il presente e sviluppare una capacità critica autonoma.

In questo quadro, la Rete considera particolarmente importante che la discussione pubblica non venga compressa attraverso un uso improprio dell’accusa di antisemitismo.

La lotta all’antisemitismo rappresenta un dovere imprescindibile. L’antisemitismo è una forma di razzismo e di odio che deve essere contrastata senza ambiguità.

Proprio per questo è necessario evitare che tale categoria venga utilizzata per delegittimare indistintamente la critica politica nei confronti del governo israeliano, delle sue politiche o delle ideologie che le sostengono.

Criticare le decisioni di uno Stato non equivale a discriminare un popolo.

Criticare il governo israeliano non equivale a discriminare gli ebrei.

Condannare l’occupazione dei territori palestinesi non equivale a manifestare antisemitismo.

Questa distinzione è essenziale in una società democratica e deve essere tutelata anche nel dibattito relativo alle definizioni internazionali dell’antisemitismo e alla loro eventuale traduzione legislativa.

La Rete ritiene pertanto che qualsiasi normativa di contrasto all’antisemitismo debba essere pienamente compatibile con i principi fondamentali della Costituzione italiana, compresi la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di ricerca e di insegnamento, il principio di uguaglianza e il principio di legalità.

Alla luce delle considerazioni esposte, la Rete Antifascista Montespertoli chiede all’Amministrazione comunale di promuovere una assemblea cittadina pubblica dedicata alla questione palestinese e di sottoporre al Consiglio comunale una mozione che recepisca le seguenti istanze:

  1. Una condanna politica e istituzionale delle gravi violazioni del diritto internazionale commesse nei Territori Palestinesi Occupati, compresi gli atti che autorevoli organismi, giuristi e studiosi hanno qualificato o analizzato alla luce della fattispecie di genocidio, chiedendo il pieno accertamento delle responsabilità individuali e istituzionali.
  2. La condanna dell’occupazione, degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati e delle politiche discriminatorie che incidono sui diritti fondamentali della popolazione palestinese.
  3. Un appello per garantire l’accesso pieno, sicuro e continuativo agli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, nel rispetto del diritto internazionale umanitario.
  4. Un appello per la tutela e la liberazione dei prigionieri detenuti arbitrariamente, con particolare attenzione alle donne e ai minori, e per il rispetto delle garanzie fondamentali previste dal diritto internazionale.
  5. Un appello per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e per la tutela del personale sanitario impegnato nell’assistenza alla popolazione civile.
  6. Il sostegno alla continuità delle attività dell’UNRWA a Gaza, affinché alla popolazione palestinese possano essere garantiti i necessari servizi umanitari e assistenziali.
  7. La richiesta di agevolare l’ingresso in Italia degli studenti palestinesi ammessi presso gli atenei italiani, affinché la guerra non impedisca loro di esercitare il diritto allo studio.
  8. Il sostegno alla mobilità degli artisti e degli operatori culturali palestinesi, affinché la cultura continui a rappresentare uno strumento di conoscenza, relazione e dialogo.
  9. Una revisione della posizione dell’Amministrazione rispetto all’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA, affinché il contrasto all’antisemitismo non comporti limitazioni indebite alla libertà di critica politica, di ricerca e di insegnamento.
  10. Il sostegno a una legislazione contro l’antisemitismo pienamente compatibile con i principi costituzionali, capace di contrastare efficacemente il razzismo antiebraico senza confondere l’odio verso gli ebrei con la critica alle politiche di uno Stato.
  11. La promozione di iniziative pubbliche permanenti sulla questione palestinese, attraverso incontri, dibattiti, testimonianze, attività didattiche e momenti di confronto con le comunità palestinesi presenti sul territorio.
  12. La prosecuzione e il rafforzamento del percorso verso il gemellaggio con un Comune palestinese, nella prospettiva di costruire relazioni concrete di cooperazione, solidarietà e scambio culturale.
  13. La trasmissione delle istanze espresse dal Consiglio comunale e dalla cittadinanza alle istituzioni nazionali, affinché Governo e Parlamento italiano assumano iniziative coerenti con il diritto internazionale e con la tutela dei diritti fondamentali della popolazione palestinese.

La Rete Antifascista Montespertoli non chiede al Comune di trasformarsi in un soggetto di politica estera. Chiede piuttosto che l’Amministrazione riconosca la dimensione politica e civile che anche un ente locale può assumere quando sono in gioco principi universali. Montespertoli può scegliere di limitarsi a richiamare genericamente la pace oppure può contribuire, nel proprio ambito di competenza, alla costruzione delle condizioni politiche e culturali necessarie affinché una pace autentica possa diventare possibile.

La seconda strada è più difficile, ma la Rete Antifascista Montespertoli la considera anche la più coerente con i valori della Costituzione italiana, con la difesa dei diritti umani e con il principio secondo cui la dignità della persona non può dipendere dalla nazionalità, dall’etnia, dalla religione o dal luogo nel quale essa vive.

Per queste ragioni, la Rete Antifascista Montespertoli chiede che al più presto venga presentata e discussa in Consiglio comunale una mozione che recepisca le istanze contenute nella presente lettera, aprendo contestualmente un percorso pubblico di confronto con la cittadinanza.

Perché la questione palestinese non può essere accantonata quando diminuisce l’attenzione dei media.

Perché i diritti umani non conoscono stagioni.

La Palestina non va in vacanza.

Rete Antifascista Montespertoli

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Last modified: Agosto 22, 2026
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