Cerreto Guidi (sabato, 9 agosto 2025) — Il WWF Toscana lancia un severo monito contro la diffusione della pesca a strappo nell’Arno, in particolare in località Bassa, nel Comune di Cerreto Guidi, all’interno dell’Unione dei Comuni del Circondario dell’Empolese Valdelsa. L’associazione ambientalista, attraverso una denuncia ufficiale, pone l’attenzione su una pratica che definisce «non solo vietata dalla normativa vigente, ma anche estremamente crudele e distruttiva nei confronti dell’ecosistema fluviale».
di Alice Grieco
Secondo quanto riportato da Valentina Serandrei, coordinatrice regionale delle Guardie Volontarie del WWF per la Toscana, e da Guido Scoccianti, delegato regionale WWF, si tratterebbe di una tecnica di pesca fortemente invasiva e priva di qualsiasi principio etico o sportivo. La cosiddetta pesca “a strappo” prevede infatti l’utilizzo di ami multipli, noti come “ancorette”, che vengono lanciati tra i pesci con movimenti bruschi, allo scopo di agganciarli in modo casuale in qualunque parte del corpo: occhi, addome, pinne o schiena.
«È una tecnica che causa lacerazioni profonde e ferite spesso mortali – spiegano i rappresentanti dell’associazione –. Anche i pesci che riescono inizialmente a sfuggire, finiscono per morire poco dopo a causa delle gravi lesioni subite. Si tratta, dunque, di una vera e propria forma di bracconaggio ittico, incompatibile con qualsiasi nozione di pesca sostenibile o rispetto della biodiversità acquatica».
Il tratto di fiume interessato, in corrispondenza di uno sbarramento artificiale che ostacola la risalita dei pesci provenienti dal mare, diventa un punto di concentrazione innaturale per numerose specie ittiche, in particolare i cefali (Mugilidae). È proprio in questo contesto che la pesca illegale trova terreno fertile, rendendo le popolazioni ittiche vulnerabili a un prelievo indiscriminato e violento.
«Abbiamo riscontrato – si legge ancora nella nota – che tale pratica viene attuata da soggetti di varia provenienza, sia italiani che stranieri, approfittando della concentrazione dei pesci per attuare una pesca selvaggia che nulla ha a che vedere con l’attività ricreativa o regolamentata. I regolamenti regionali e nazionali vietano esplicitamente questa tecnica, proprio per i danni che arreca all’ambiente e alla fauna fluviale. La stragrande maggioranza dei pescatori sportivi e locali, consapevoli dell’importanza della tutela ambientale, condanna tali comportamenti e collabora attivamente con le autorità segnalando episodi sospetti».
Il WWF sottolinea inoltre come la questione non sia solo ecologica, ma anche etica e scientifica. Ricerche recenti in ambito biologico e neurofisiologico hanno confermato che i pesci sono dotati di recettori del dolore (nocicettori) e sono in grado di provare sofferenza fisica e stress emotivo. Nonostante ciò, una parte significativa dell’opinione pubblica continua a ignorare questa evidenza, sottovalutando l’impatto che certe pratiche hanno sul benessere degli animali acquatici.
«I pesci non sono oggetti, ma esseri senzienti. La sofferenza che provano, seppur silenziosa e invisibile, è reale – prosegue il comunicato –. Continuare a tollerare metodi come la pesca a strappo equivale a legittimare una forma di violenza sistematica e priva di giustificazione, in contrasto con i principi fondamentali di tutela ambientale e benessere animale».
Le Guardie Giurate Volontarie del WWF, in collaborazione con le forze di polizia e gli enti territoriali, stanno intensificando le attività di sorveglianza lungo i tratti del fiume maggiormente colpiti dal fenomeno. L’obiettivo è duplice: prevenire gli episodi di pesca illegale e sensibilizzare la popolazione locale, in particolare pescatori e residenti, affinché si sentano parte attiva nel contrasto a questa pratica distruttiva.
«Invitiamo tutti i cittadini a segnalare prontamente alle autorità competenti ogni episodio sospetto o comportamenti non conformi alle norme vigenti – concludono Serandrei e Scoccianti –. La protezione della biodiversità acquatica passa anche attraverso la partecipazione attiva delle comunità locali, che rappresentano il primo presidio territoriale per la difesa dell’ambiente».
Tag: ecosistema fluviale, pesca a strappo, pratica illegale Last modified: Agosto 9, 2025




