Poggibonsi (venerdì, 25 settembre 2026) — Aveva tredici anni quando il golf entrò nella sua vita quasi per caso. Era il 2004 e Riccardo Bianciardi frequentava la scuola media Leonardo da Vinci di Poggibonsi. A fargli impugnare per la prima volta una mazza fu un progetto scolastico dedicato a uno sport che, fino a quel momento, conosceva appena. L’esperienza bastò a convincerlo. Tornato a casa, comunicò la decisione ai genitori: «Mamma, babbo, voglio iniziare a giocare a golf!».
«Fu un fulmine a ciel sereno», ricorda oggi Bianciardi. Quella curiosità nata tra i banchi di scuola si sarebbe trasformata negli anni in un percorso agonistico capace di portarlo fino alla Nazionale italiana di golf paralimpico.
di Alice Grieco
La svolta arrivò nel 2019, quando Bianciardi entrò in contatto con il mondo del golf per persone con disabilità. Contattò l’Associazione Italiana Disabili Golfisti e decise di partecipare all’Open d’Italia Disabili di Parma. Era la sua prima competizione di quel livello. La concluse con una vittoria.
Da quel momento risultati e convocazioni hanno scandito una crescita costante. Nel 2021 è arrivato un secondo successo all’Open d’Italia, l’anno successivo il Trofeo internazionale di Torino. Nel 2023 Bianciardi si è laureato campione europeo match play in Inghilterra, mentre nel 2024 ha conquistato il terzo posto a Dubai.
Ai successi individuali si sono aggiunti quelli ottenuti con la Nazionale. Tra i ricordi più significativi c’è quello dei Campionati europei a squadre disputati in Germania nel 2024. Due anni prima, in Belgio, l’Italia si era fermata al quarto posto. In Germania gli azzurri riuscirono invece a imporsi con venti punti di vantaggio. Alla buca 18, quando l’Irlanda non aveva ormai più possibilità di recuperare, arrivò l’abbraccio con il tecnico: «Questa volta ce l’abbiamo fatta».
Nel 2026 Bianciardi ha aggiunto al suo palmarès anche il bronzo ai Campionati europei a squadre. Ma il percorso non è stato privo di battute d’arresto. Dall’autunno del 2024 ha attraversato oltre un anno complicato, segnato da tentativi, sconfitte e ripartenze. All’inizio del 2026 ha così deciso di cambiare strada, affidandosi ai tecnici della Nazionale paralimpica italiana e ricostruendo praticamente da zero parte del proprio lavoro.
La risposta è arrivata a fine maggio, con la terza vittoria all’Open d’Italia Disabili. Un risultato importante soprattutto perché maturato dopo mesi difficili. Non un traguardo definitivo, dunque, ma la conferma di aver ritrovato la direzione giusta.
Il Golf L’Abbadia, una seconda casa
Se la scuola ha rappresentato il punto di partenza, una parte importante della storia sportiva di Bianciardi porta il nome del Golf L’Abbadia di Colle di Val d’Elsa. Un luogo che l’atleta considera ormai una seconda casa.
È qui che ha costruito il proprio rapporto con questo sport, imparando non soltanto la tecnica, ma anche il rispetto per il campo, per gli avversari e per le regole. Il circolo, insieme al sostegno di Terrecablate, ha continuato ad accompagnarlo anche nelle stagioni agonistiche più recenti.
Il legame con L’Abbadia conserva anche una dimensione familiare. Nei primi anni Riccardo trascorreva così tanto tempo al campo che la madre scherzava: «Se vuoi ti ci metto una canadese, sei sempre lì».
Proprio dall’esperienza maturata nel circolo colligiano nasce anche una riflessione sull’immagine del golf in Italia. Uno sport ancora spesso associato a una dimensione elitaria, ma che, secondo Bianciardi, può invece diventare accessibile, formativo e aperto a pubblici molto diversi.
«Prima di tutto sono un giocatore»
Bianciardi convive con una sindrome neurologica con displasia cerebrale, emiparesi destra e deformità dei piedi. Ma quando parla di sport preferisce spostare l’attenzione dalla condizione fisica alla persona e, soprattutto, all’atleta.
Nel golf, del resto, l’handicap è prima di tutto un parametro tecnico che misura il livello di gioco. Sul campo ciascuno deve fare i conti con il proprio swing, con le caratteristiche del percorso, con gli errori commessi e con i margini di miglioramento.
È su questo terreno che Bianciardi vuole essere valutato: prima della disabilità viene il giocatore.
La presenza di atleti con difficoltà fisiche o mentali nelle competizioni può inoltre avere, secondo lui, un effetto che va oltre il risultato sportivo. Può spingere chi osserva a interrogarsi sui propri limiti: «Se riesce a farlo lui, perché non posso provarci anch’io?».
La scuola e la necessità di investire sui giovani
Nella storia di Bianciardi la scuola occupa inevitabilmente un posto particolare. Senza quel progetto del 2004, probabilmente il golf sarebbe rimasto uno sport distante dalla sua quotidianità.
Per questo ritiene importante rafforzare il rapporto tra circoli e istituti scolastici, offrendo ai ragazzi occasioni concrete per provare la disciplina e alle famiglie informazioni chiare sulle possibilità di avvicinarsi al golf.
Un ruolo centrale spetta poi ai maestri. Per Bianciardi insegnare non significa soltanto correggere un movimento o perfezionare uno swing. Significa conoscere l’allievo, comprenderne caratteristiche e difficoltà e riuscire a valorizzarne i punti di forza. La preparazione tecnica, da sola, non basta: servono capacità di ascolto ed empatia.
Accanto all’insegnamento c’è però un altro elemento decisivo: il gruppo. Bianciardi ricorda un periodo in cui era rimasto praticamente l’unico giovane del circolo, circondato soprattutto da adulti. A mancargli erano coetanei con cui condividere allenamenti, gare e quotidianità sportiva.
Da qui l’invito alle società a investire sui più giovani. Senza un ricambio generazionale, osserva, diventa difficile garantire continuità e futuro a qualsiasi disciplina.
Ambasciatore della Cultura Sportiva per Colle 2028
Nel 2026 il percorso di Bianciardi ha assunto anche una dimensione legata alla sua città. Il sindaco Piero Pii e l’assessore allo Sport Valerio Peruzzi lo hanno coinvolto, insieme all’atleta Irene Siragusa, come Ambasciatore della Cultura Sportiva nell’ambito della candidatura di Colle di Val d’Elsa a Capitale Italiana della Cultura 2028.
Un incarico che Bianciardi vive con orgoglio e senso di responsabilità. Rappresentare Colle significa, per lui, assumersi un impegno non troppo distante da quello che sente ogni volta che indossa la maglia azzurra.
La giornata trascorsa a Roma gli ha consentito di conoscere più da vicino il progetto e il dossier della candidatura. Sono poi seguiti gli incontri con associazioni e realtà sportive locali, occasione per scoprire la varietà e l’ampiezza del movimento presente sul territorio colligiano.
Con Irene Siragusa, pur nella diversità delle rispettive discipline, Bianciardi riconosce un terreno comune: la volontà di confrontarsi continuamente con se stessi, provando a spostare un po’ più avanti i propri limiti e trasformando gli obiettivi in lavoro quotidiano.
Oltre il campo da golf
La vita di Riccardo, però, non si esaurisce sul green. Da circa dodici anni lavora in un supermercato, un’esperienza che gli ha permesso di sviluppare un rapporto quotidiano con le persone e che procede parallelamente all’attività agonistica.
Nel suo percorso ci sono stati anche momenti più difficili, dagli episodi di bullismo ai problemi di salute. In queste fasi la famiglia ha rappresentato uno dei suoi principali punti di riferimento. La madre arrivò a proporgli la donazione di un rene. Il primo trapianto non ebbe l’esito sperato; il secondo gli ha invece consentito di raggiungere una maggiore stabilità e di continuare a coltivare l’attività sportiva, affrontando anche trasferte internazionali come quella di Dubai.
Bianciardi, tuttavia, allarga lo sguardo oltre il nucleo familiare. Nel suo percorso riconosce il peso delle persone che gli sono rimaste accanto, di chi lo ha sostenuto nelle vittorie ma soprattutto nelle fasi in cui ripartire sembrava più difficile.
E poi c’è tutto quello che esiste fuori dal golf: il mare e la montagna, la cucina di casa, i videogiochi e il suo gatto. Per circa dieci anni ha praticato anche ballo caraibico, esperienza che lo ha portato persino a esibirsi sul palco di un congresso latinoamericano.
«Voglio continuare a migliorare»
Adesso gli obiettivi tornano sul campo. Bianciardi vuole risalire nel ranking mondiale, nel quale in passato ha raggiunto il terzo posto, conservare il proprio spazio in Nazionale e continuare a confrontarsi nelle competizioni internazionali. Sullo sfondo resta anche un desiderio più grande: vedere un giorno il golf entrare nel programma dei Giochi Paralimpici.
Sono passati più di vent’anni da quando, tornando da scuola, disse ai genitori di voler provare quello sport appena scoperto. Da allora sono arrivati la Nazionale, i titoli internazionali, le trasferte, le vittorie. Ma anche sconfitte, problemi fisici e periodi nei quali è stato necessario ricominciare.
Forse è proprio qui che golf e vita finiscono per assomigliarsi. Non tutti i colpi prendono la direzione immaginata e non sempre il risultato dipende soltanto da quanto bene si è preparato il tiro. Si può sbagliare, finire lontano dalla traiettoria prevista e dover cambiare strategia.
Bianciardi lo ha fatto più di una volta. E oggi, più che guardare ai risultati già ottenuti, continua a pensare al colpo successivo.
Last modified: Settembre 25, 2026




