Siena (martedì, 1 settembre 2026) — Nell’ambito di un procedimento coordinato dalla Procura della Repubblica competente, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (N.I.L.) di Siena hanno eseguito, nei giorni scorsi, un provvedimento di controllo giudiziario e un sequestro preventivo disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Siena nei confronti di un’azienda agricola operante nella Val di Merse. I provvedimenti si inseriscono nell’ambito di un’indagine relativa a un’ipotesi di grave sfruttamento lavorativo.
di Alice Grieco
Tre soggetti, individuati nei gestori dell’azienda, risultano sottoposti a indagine, a vario titolo, per le ipotesi di sfruttamento del lavoro, comunemente definito “caporalato”, lesioni personali colpose gravi e falsità ideologica.
Le attività investigative, avviate nell’ottobre 2025, avrebbero consentito di delineare una situazione lavorativa caratterizzata, secondo l’ipotesi accusatoria, da condizioni particolarmente gravose. In particolare, un lavoratore di origine extracomunitaria avrebbe prestato la propria attività per una media di circa 62 ore settimanali, a fronte di una retribuzione forfettaria quantificata in circa 800 euro mensili. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini, il lavoratore non avrebbe usufruito di periodi di riposo e ferie adeguati alla prestazione lavorativa svolta.
Ulteriori elementi di criticità avrebbero riguardato le condizioni abitative. Il lavoratore e i suoi familiari, tra i quali una persona minorenne, avrebbero infatti dimorato all’interno di un immobile nella disponibilità dell’azienda, descritto come fatiscente e precedentemente dichiarato inagibile.
Particolare rilievo assumono, inoltre, due distinti infortuni sul lavoro che avrebbero coinvolto il lavoratore nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025. Secondo la ricostruzione investigativa, le modalità con cui si sarebbero verificati gli incidenti sarebbero state alterate al fine di impedire l’emersione delle effettive condizioni lavorative e di eludere eventuali controlli. Il lavoratore sarebbe stato, in tale prospettiva, indotto a rendere dichiarazioni non veritiere al personale sanitario, anche attraverso la prospettazione di conseguenze sul rapporto di lavoro e facendo leva sulla sua condizione di necessità connessa al mantenimento del titolo di soggiorno.
Nel medesimo contesto investigativo sarebbe stata rilevata anche la predisposizione di documentazione ritenuta non genuina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che avrebbe avuto la finalità di rappresentare formalmente l’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa, a fronte di presunte carenze sostanziali nell’organizzazione aziendale.
Al fine di interrompere le condotte ritenute illecite senza determinare un pregiudizio per la prosecuzione dell’attività economica e per i lavoratori attualmente impiegati, il G.I.P. ha disposto la sottoposizione dell’impresa al controllo giudiziario. In tale quadro, un amministratore giudiziario è chiamato ad affiancare la gestione aziendale con il compito di favorire il ripristino delle condizioni di legalità, assicurando contestualmente la continuità dell’attività produttiva.
Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo di una somma superiore a 12.000 euro, ritenuta riconducibile, secondo l’ipotesi investigativa, al profitto derivante dal presunto risparmio illecito conseguito attraverso l’abbattimento dei costi della manodopera.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla tutela del lavoratore e del suo nucleo familiare. In applicazione della normativa vigente in materia di immigrazione e protezione delle persone vittime di sfruttamento, il lavoratore e i suoi familiari sono stati inseriti in una struttura protetta nell’ambito del Sistema di Accoglienza e Integrazione (S.A.I.), con l’obiettivo di garantire loro adeguate forme di assistenza e di accompagnamento in un percorso di protezione.
È opportuno sottolineare che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate nei confronti degli indagati costituiscono, pertanto, ipotesi investigative ancora soggette alle necessarie verifiche processuali. Le persone sottoposte a indagine devono essere considerate non colpevoli sino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna passata in giudicato.
Last modified: Settembre 1, 2026




