Empoli (martedì, 22 settembre 2026) — Circa 500 chiamate ogni mese per segnalare possibili episodi di violenza. Nel 95% dei casi le richieste di aiuto che raggiungono il numero unico di emergenza 112 riguardano donne, mentre soltanto il 5% coinvolge uomini. Segnalazioni che non si limitano alle aggressioni fisiche, ma comprendono anche violenza psicologica, minacce, stalking e altre forme di abuso.
di Alice Grieco
È il quadro emerso nel corso della visita dell’assessora regionale alla parità di genere Cristina Manetti alla Centrale unica di risposta 112 della Toscana, ospitata all’interno del presidio ospedaliero Piero Palagi di Firenze. Ad accoglierla è stato il direttore della Centrale, Alessio Lubrani, che ha illustrato il funzionamento del servizio e le procedure adottate quando una richiesta di soccorso riguarda una possibile situazione di violenza.
«Il dato che più colpisce – ha sottolineato Manetti – è che il 95% delle richieste di aiuto per possibili situazioni di violenza riguarda donne. Parliamo di circa 500 chiamate al mese. È un numero molto forte, che deve farci riflettere ancora una volta su quanto la violenza contro le donne rappresenti una vera emergenza».
Le richieste, ha ricordato l’assessora, possono riguardare situazioni molto diverse tra loro. Non soltanto aggressioni fisiche, dunque, ma anche episodi di violenza psicologica, comportamenti persecutori e minacce. Da qui l’importanza di riuscire a riconoscere rapidamente la natura dell’emergenza e ad attivare la risposta più adeguata.
La maggior parte delle segnalazioni riguarda episodi che si verificano tra le mura domestiche. Seguono quelli sul luogo di lavoro, anche se numerose situazioni restano riconducibili alla sfera affettiva e relazionale. Una volta ricevuta la richiesta di aiuto, saranno poi le forze di polizia a verificare quanto segnalato e a valutare gli interventi necessari.
Dalla chiamata all’intervento: come opera la Centrale 112
I primi istanti della telefonata sono decisivi. Gli operatori cercano innanzitutto di rassicurare chi sta chiedendo aiuto, stabilirne la posizione e comprendere quale tipo di emergenza sia in corso. Raccolte le informazioni essenziali, la chiamata viene inoltrata alla centrale competente affinché possa essere attivato l’intervento.
«La prima cosa che facciamo è cercare di capire dove si trova la persona che ci sta chiamando – ha spiegato Lubrani –. Una volta localizzata e identificato il bisogno, la chiamata viene trasferita il più rapidamente possibile alle forze di polizia competenti. Disponiamo di strumenti di geolocalizzazione automatica che ci consentono di individuare la posizione del chiamante».
La Centrale toscana risponde mediamente in circa tre secondi. La gestione della richiesta e il successivo trasferimento avvengono generalmente in meno di 90 secondi.
Tempi particolarmente importanti quando chi telefona si trova in una situazione di pericolo immediato e anche pochi istanti possono fare la differenza.
Chiedere aiuto senza parlare: la chiamata muta
Tra gli strumenti a disposizione c’è anche l’app Where Are You, collegata al numero unico di emergenza 112 e pensata per facilitare la localizzazione di chi chiede soccorso.
L’applicazione assume un ruolo particolarmente rilevante quando parlare potrebbe mettere ulteriormente in pericolo la persona. Attraverso la funzione di chiamata muta è infatti possibile contattare il 112 senza comunicare a voce: la posizione del chiamante viene individuata e la richiesta può essere indirizzata alle forze di polizia per consentire l’organizzazione dell’intervento.
«È uno strumento particolarmente importante – ha aggiunto Lubrani – quando chi chiede aiuto si trova vicino al possibile aggressore e non può comunicare a voce».
Un meccanismo pensato proprio per quelle circostanze nelle quali una normale telefonata potrebbe essere impossibile o rischiosa.
Dietro la gestione delle richieste c’è infine una formazione specifica degli operatori. Chi risponde al 112 deve essere in grado non soltanto di raccogliere rapidamente le informazioni indispensabili, ma anche di instaurare un contatto empatico con la persona in difficoltà.
Una preparazione che diventa ancora più delicata quando le chiamate coinvolgono minori, persone particolarmente vulnerabili o vittime che, nel momento in cui chiedono aiuto, possono trovarsi ancora accanto al possibile autore della violenza.
Last modified: Settembre 22, 2026




