Capraia Fiorentina (lunedì, 7 settembre 2026) — Dopo la pausa estiva, gli spazi dell’ex Fornace Pasquinucci di Capraia Fiorentina, in Piazza Dori, torneranno a essere sede di un’iniziativa dedicata alle arti visive. Sabato 5 settembre, alle ore 18, il Gruppo culturale Fornace Pasquinucci APS inaugurerà la mostra “Frammenti che dialogano”, esposizione che mette in relazione tre differenti modalità espressive – mosaico, grafica e illustrazione – attraverso la ricerca di altrettanti artisti.
di Alice Grieco
Tra i protagonisti dell’iniziativa figura Eduardo Di Giovanni, artista fiorentino di origine siciliana, al quale sarà dedicata una selezione di opere musive. La sua formazione professionale si è sviluppata per diversi anni nell’ambito della moda, settore nel quale ha collaborato con prestigiose griffe internazionali e ricoperto anche il ruolo di coordinatore delle sfilate di Gucci. L’intensa attività professionale e i numerosi soggiorni all’estero hanno progressivamente alimentato il suo interesse per il linguaggio artistico, per il colore e per la sperimentazione estetica.
Un passaggio significativo nel percorso di Di Giovanni risale a circa trent’anni fa, in seguito a un viaggio a Barcellona. In quella circostanza l’artista ebbe modo di confrontarsi con il trencadís, tecnica associata alla ricerca di Antoni Gaudí e fondata sulla composizione di frammenti irregolari di ceramica e vetro. A partire da tale suggestione, Di Giovanni ha elaborato una personale interpretazione della tecnica, trasformandola in un codice espressivo riconoscibile, contraddistinto da una tavolozza cromatica intensa e da soggetti prevalentemente riconducibili alla natura e al regno animale.
Gatti, pesci, pappagalli e cavallucci marini costituiscono alcuni dei principali soggetti della sua produzione. La frammentarietà delle tessere non assume, tuttavia, una funzione esclusivamente compositiva: l’irregolarità diviene parte integrante del significato dell’opera e può essere letta come metafora della condizione umana, nella quale l’imperfezione non rappresenta necessariamente una mancanza, ma può trasformarsi in un fattore generativo, capace di favorire mutamento, ricerca e creatività. Parallelamente alla propria produzione individuale, Di Giovanni è attualmente impegnato, insieme all’artista Andreina Giorgia Carpenito, nella realizzazione di un mosaico monumentale destinato alla Chiesa di Santo Spirito all’Indicatore, esteso su una superficie di circa 3.000 metri quadrati.
Accanto al mosaico, la mostra propone la ricerca grafica dell’incisore colombiano Rafael Nunez, da diversi anni residente a Bologna. Nunez ha conseguito il Degree in Fine Arts presso la National University of Colombia di Bogotá; successivamente ha approfondito la propria formazione attraverso un percorso di Art Education Travel in Italia e ha ottenuto il diploma in pittura presso l’Academy of Fine Art di Bologna. Il suo percorso espositivo comprende diverse esperienze in gallerie e spazi dedicati all’arte in Colombia, Ecuador, Italia e Svizzera.
Per l’esposizione alla Fornace Pasquinucci l’artista presenterà una selezione composta da circa 35-40 opere su carta Fabriano, realizzate mediante l’impiego dell’inchiostro di china e riunite sotto il titolo “Fenomenologia della Trasfigurazione”. Il progetto si pone in continuità con la precedente ricerca intitolata “Methamorphye”, sviluppandone ulteriormente le questioni legate alla trasformazione della materia e alla capacità generativa del segno.
Al centro della ricerca di Nunez si colloca il disegno, inteso come elemento strutturale e fondativo della pittura. L’inchiostro di china viene utilizzato attraverso un procedimento di forte intensità, nel quale l’azione dell’artista sottopone progressivamente la superficie cartacea a una sorta di estremo logoramento. La materia, anziché costituire un semplice supporto, diviene così parte attiva del processo creativo.
L’obiettivo è fare emergere dalla superficie una nuova entità, idealmente proveniente da un universo o da una geografia ormai scomparsi e consegnati all’oblio. Attraverso il rapporto tra gesto, segno e materia, l’inchiostro genera una molteplicità di forme, creature e mondi immaginari che sembrano affiorare dalla carta e acquisire progressivamente una propria autonomia. Ne deriva una narrazione non lineare, originata da un gesto iniziale e sviluppata attraverso una successione di immagini nelle quali si ricercano nuovi equilibri, geometrie e possibilità di esistenza all’interno di una dimensione altra rispetto alla realtà ordinaria.
Il percorso espositivo si completa con una sezione dedicata a Roberto Innocenti, tra i più importanti illustratori italiani, attraverso le opere realizzate per “Le avventure di Pinocchio”. Nato nel 1940 in una piccola località nei pressi di Firenze, Innocenti abbandonò gli studi a tredici anni per iniziare a lavorare in un’acciaieria e contribuire al sostentamento della famiglia. A diciotto anni si trasferì a Roma, dove trovò impiego presso uno studio di animazione. Autodidatta, avviò il proprio percorso creativo dedicandosi inizialmente alla realizzazione di manifesti destinati al cinema e al teatro.
Intorno ai trent’anni intraprese professionalmente l’attività di illustratore di libri, orientandosi in particolare verso la letteratura per l’infanzia. Il suo linguaggio figurativo, caratterizzato da un’estrema accuratezza compositiva e da una particolare attenzione ai dettagli, gli ha procurato un vasto riconoscimento internazionale, sia in Europa sia negli Stati Uniti. Tra le sue opere più note figurano “Schiaccianoci”, “Cenerentola”, “Un canto di Natale”, “L’ultima spiaggia” e “La storia di Erica”, oltre a “Rose bianche”, libro illustrato dedicato alla memoria dell’Olocausto.
Nel corso della sua carriera Innocenti ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali il Premio Mildred L. Batchelder e il Best Foreign Picture Book, assegnato dalla Japan School Library Association. Nel 2008 gli è stato conferito il prestigioso Premio Hans Christian Andersen nella categoria dedicata all’illustrazione, riconoscimento che lo ha indicato come unico artista italiano ad aver ottenuto tale onorificenza.
La presenza contemporanea di mosaico, grafica e illustrazione conferisce alla mostra una dimensione particolarmente significativa: tre linguaggi differenti vengono infatti posti in relazione attraverso una comune attenzione alla trasformazione della materia, alla forza del frammento e alla capacità dell’immagine di costruire nuovi significati. Il titolo “Frammenti che dialogano” sintetizza dunque un progetto espositivo nel quale la pluralità delle tecniche diviene occasione di confronto tra sensibilità artistiche, generazioni e percorsi culturali differenti.
La presidente del Gruppo culturale Fornace Pasquinucci APS, Lorella Consorti, presenta l’iniziativa come un appuntamento di particolare interesse per il pubblico, invitando a visitare la mostra e a soffermarsi sulle opere dei tre artisti.
L’esposizione, realizzata con il patrocinio del Comune di Capraia e Limite, resterà aperta fino al 19 settembre, con ingresso negli orari consueti, dalle 17 alle 19, dal giovedì alla domenica. Nell’ambito della manifestazione è inoltre previsto un ulteriore appuntamento culturale: sabato 12 settembre alle ore 17 sarà presentato il volume “Non bastano le settimane” dell’autore Andrea Zicchella, ampliando così il programma della Fornace con un momento dedicato alla produzione letteraria.
Last modified: Settembre 7, 2026




